Pasqua di code davanti ai musei italiani
Dato per agonizzante, se non addirittura moribondo, ormai da decenni, il comparto relativo alla cultura del nostro Paese si riscopre puntualmente vivo e vitale in occasione di ogni Pasqua, quando la possibilità di concedersi qualche giorno di relax e un meteo troppo instabile per poter programmare fughe sui litorali si traducono in una perenne riscoperta di musei e gallerie nostrane.
Grazie anche al fatto che Venerdì Santo è una giornata di festa a tutti gli effetti in gran parte d'Europa, la Pasqua 2016 non ha deluso le aspettative della viglia e ha visto orde di turisti stranieri affollare la Penisola alla scoperta di quei luoghi che, per loro stessa natura, hanno reso celebre il nostro Paese ben oltre l'angusto confine rappresentato dalle Alpi.

Nel dettaglio, la congiuntura favorevole tra turismo estero e gitanti fuori porta ha visto, nel corso del week end di Pasqua appena concluso (ahimè), circa 10 mila ingressi preso i musei civici milanesi, 20 mila biglietti staccati per la Galleria degli Uffizi, 22 mila presenze presso i luoghi culturali di Torino, 25 mila turisti intenti ad ammirare le sempreverdi rovine di Pompei, e addirittura 36 mila visitatori attendere pazientemente il loro turno pur di poter visitare il Colosseo, da sempre in cima alle preferenze dei viandanti stranieri.
Tradotto in moneto sonante, l'enorme flusso registrato nel fine settimana paquale si traduce in una buona ripresa dell'intero settore turistico, da anni alle prese con una crisi di presenza diventata ormai endemica e da anni costretto a vivere in funzione di quelle liete eccezioni, come la Pasqua, che concedono un po' di linfa vitale ad un comparto dato per morto troppo presto, ma sempre ponto a mostrare i muscoli, qualora gli sia concessa l'occasione e gli immancabili disservizi vengano meno.





