Un po' come se in cima al celeberrimo colle di Roma fosse stata nascosta una pignatta piena di dobloni in oro zecchino, in questi giorni pare che tutti, per una ragione o per l'altra, vogliano salire al Quirinale con un'urgenza quasi impellente.
C'è chi vorrebbe ascendere al Colle (rigorosamente maiuscolo) per invocare le dimissioni dell'inquilino; chi vorrebbe invece farsi tranquillizzare dal Presidente riguardo al proprio stato di saluta politica; chi si affanna a salire per ottenere attenzione sulle proprie vicende umane; chi ascende per pura curiosità e, infine, chi sale al Quirinale nella speranza di assistere in prima persona a qualche evento imprevisto, in grado di cambiare per sempre le vicende del nostro Paese.
In attesa che la Storia (anche questa maiuscola) torni a passare davanti alle finestre del Quirinale, ad alzare il proprio sipario davanti al palazzo più chiacchierato d'Italia, è stata invece la grande storia dell'automobile Italiana, non meno importante di quella legata alle istituzioni e sicuramente più affascinate di tutto il tam tam di voci da corridoio che affolla il Colle in questi giorni.

La giornata di domenica 8 Giugno ha infatti visto la rievocazione per le vie di Roma del leggendario “Circuito di Caracalla”, conclusasi con una stupenda mostra finale di auto d'epoca proprio sul piazzale del Quirinale, per la gioia di tutti i nostalgici del periodo d'oro della nostra industria a quattro ruote e di tutti coloro che quotidianamente salgono al Colle senza trovarvi nulla di rilevante, inquilino compreso.
Il Piazzale del Quirinale è così diventato per un giorno il teatro di un'inconsueta esposizione a cielo aperto, caratterizzata dalla presenza di tutte quelle vetture che hanno fatto la storia del nostro costume durante gli anni coincidenti con gli albori del celeberrimo “Boom Economico”, riportando a Roma il fascino sempre attuale, delle Alfa Romeo, delle Lancia (tra le quali due “presidenziali”) e delle Fiat appartenenti ad un'epoca storica in cui lo sviluppo della nostra economia era indissolubilmente legato a doppio filo con le vicende automobilistiche.
Per chi non lo sapesse (o fosse troppo giovane per ricordare) la competizione del Circuito Terme di Caracalla, nomignolo affettuoso dato al Gran Premio di Roma, è stata (dal 1947 al 1952) una delle più suggestive competizioni motoristiche a livello mondiale, durante la quale bolidi e campioni sfrecciavano tra le vie dei Fori Imperiali, incuranti del pericolo (e della sicurezza), nel tentativo di contendersi fino all'ultimo metro un gran premio diventato in breve tempo l'emblema della velocità cittadina.
A distanza di oltre sessant'anni da quel periodo glorioso, del Gran Premio di Roma sono rimasti solamente i ricordi di chi ha potuto ad assistere di persona all'evento; svariate delocalizzazioni del circuito in periferia (a Vallelunga) e numerose gare riservate alle formule minori che si sono succedute fino al 1992, prima che la formula della rievocazione storica facesse il proprio ingresso in città, facendo riassaporare attraverso sfilate e prove di regolarità il sapore antico del passato.
Da anni si discute sull'eventualità di riportare la Formula 1 a Roma, senza tuttavia mai pervenire ad una conclusione certa o ad un verdetto unanime, nonostante giornate come quella di ieri testimonino un entusiasmo vivisssimo della Capitale verso il mondo dei motori e l'esistenza di una radicata passione che nemmeno un lunghissimo eislio è riuscita a sopire del tutto.
Confidando nel fatto che il signor Ecclestone e gli alti vertici della Fromula 1 riescano prima o poi a trovare un'intesa (di qualunque natura) sulle sorti della gara romana, l'unica certezza rimasta alla Roma motoristica consiste proprio in quel gloriso passato messo in bella mostra ieri al Quirinale, sfolgorante e lucente come una pignatta piena di dobloni in oro zecchino.










