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La vitamina C peggiora la nostra capacità di resistenza

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La vitamina C peggiora la nostra capacità di resistenza

Per tutti gli sportivi, apprendere che la Vitamina C può avere delle controindicazioni in caso di assunzione prima di una prova di resistenza dev'essere stato uno shock paragonabile soltanto a quello che potrebbe provare un bambino di tre anni di fronte all'eventualità di un'indole malvagia di Babbo Natale.

La Vitamina C è un alleato talmente prezioso nella salvaguardia del nostro benessere da essere diventata negli anni quasi l'emblema stesso della salute; dotato di numerose proprietà salutari, l'acido ascorbico è in grado di svolgere sul nostro organismo una costante attenzione di prevenzione nei confronti di numerose patologie, a cominciare dallo scorbuto (il cui nome è dovuto proprio ad una sistematica carenza della vitamina), fino alla comune influenza, passando per varie forme tumorali che trovano un terreno meno congeniale per il loro proliferare in presenza di un organismo ricco di questo essenziale principio nutritivo.

Se insomma, una sana spremuta di arance (meglio ancora sarebbe un infuso di aghi di pino, ma anche il palato vuole la sua parte) ha accompagnato gran parte dei nostri risvegli fin dall'infanzia, regalandoci energie da spendere nel corso della giornata, volendo dar retta a quanto emerge da una recente ricerca effettuata da un'equipe medica norvegese, pare che dovremo rinunciare alla nostra bevanda preferita (ci è parso superfulo aggiungere l'aggettivo "analcolica",ndr) in prossimità di una prova di resistenza.

Lo studio, effettuato dalla Norwegian School of Sport Sciences e pubblicato sull'autorevole Journal of Phisiology, ha evidenziato come l'assunzione di alcune vitamine (nel cui novero rientra anche la preziosa vitamina E contenuta nell'olio di oliva) prima di effettuare sforzi di una certa intensità e di lunga durata (come una maratona o una granfondo ciclistica) non solo non produce nessun benficio all'organismo, ma tenderebbe addirittura ad abbassare le prestazioni dei soggetti che si sono sottoposti al test.

Lo studio si è svolto esaminando le performances di 54 atleti, durante un arco temporale pari a undici settimane, ai quali sono state somministrate delle compresse contenenti complessi multivitaminici (di tipo C e E) oppure dei placebo, mediante un metodo “random” che non consente al paziente l'individuazione della sostanza ingerita al fine di evitare influenze di tipo psicologico sulle prestazioni da esaminare.

Quello che è risultato al termine dell'esperimento è che coloro che avevano ingerito placebo riuscivano ad ottenere prestazioni decisamente migliori dei loro colleghi, di pari età e pari livello di preparazione, alimentati con le vitamine durante i tre mesi del test.

Il meccanismo in base il quale un supplemento di vitamina C ed E andrebbe ad inficiare le prestazioni naturali di un corpo sano non è ancora chiaro e occorrerà tempo prima che il nesso possa essere del tutto chiarito, anche se una timida ipotesi secondo la quale le vitamine riescano ad interferire con alcuni geni ha già preso corpo tra i medici norvegesi, dettando la futura linea di sviluppo di ulteriori studi.

La speranza, non tanto recondita, di tutti gli sportivi è ovviamente quella che successivi test smentiscano la tesi norvegese o quantomeno ne chiariscano i meccanismi d'azione al fine di poter intervenire sul nesso causa-effetto, altrimenti ci toccherà vivere con la paura che qualche medico nascosto in un angolo sperduto del mondo porti alla luce un giorno la natura sadica di Babbo Natale, facendo crollare così ogni nostra certezza.

       

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