Da quando l'umanità conserva memoria di se stessa, un ruolo d'eccezione in ogni società è riservato a chi scrive, a coloro che sanno tramandare le gesta degli eroi con tanta competenza e passione da farceli sentire vicini, da farci fremere per le loro gesta semplicemente vivendo attraverso il loro racconto.
Per ogni Ulisse (reale o immaginario) c'è sempre un Omero capace di inciderlo nella storia e di tramandarne la memoria in eterno, per ogni Fausto Coppi o Gino Bartali c'era un Mario Fossati pronto a dare nuova vita ai due campioni attraverso le loro cronache.
Mario Fossati è stato uno dei più grandi interpreti di una generazione di giornalisti sportivi che ha saputo arricchire delle discipline già apparentemente perfette creando ritratti immortali, divulgando le loro imprese in un'epoca in cui azione e narrazione erano un tutt'uno nell'immaginario collettivo, aggrappato spesso alla propria fantasia e alle poche fonti disponibili.
Mario Fossati ha cominciato a scrivere per la Gazzetta dello Sport nel 1945, al termine di anni bui divorati dal conflitto mondiale e ha saputo interpretare al meglio un'epoca storica nella quale lo sport era molto più di un semplice divertimento, ma rappresentava agli occhi di una Nazione ferita un'occasione di riscatto e di rinnovata coesione sociale.
Ciclismo, innanzitutto; le due ruote sono state l'amore della vita di Mario Fossati, quello che lui amava definire il “suo” sport, ma anche molto altro: pugilato, equitazione e tutto ciò che potesse entusiasmare lo spirito umano rappresentavano per Fossati un terreno sul quale cimentarsi con il suo stile asciutto e le sue metafore tanto centellinate da non essere mai iperboliche.
Al apri di Gianni Brera, suo amico e sodale per lunghissimi anni, Fossati è stato luno degli ultimi interpreti di un giornalismo che non c'è più, fatto di riflessione e pacatezza, lontano dalle cronache odierne sempre protese verso la novità ad ogni costo.
Fossati si è spento la mattina del 2 Dicembre nella sua abitazione di Milano all'età di 91 anni al termine di una lunga malattia e di un lungo esilio dal mondo del ciclismo nel quale non riusciva più a trovare i valori che lo avevano fatto innamorare.
Le celebrazioni funebri sono previste per oggi pomeriggio alle 14:45 a Milano e si può scommettere che molte glorie dello sport di ogni epoca accorreranno per portare a Mario un ultimo saluto, sapendo nel loro intimo che un eroe senza il proprio cantore è solo un'isola deserta in un oceano di nulla.










