Poche parole come “genio” sono state oggetto di una svalutazione costante nel corso degli ultimi anni; se un tempo il termine denotava senza ombra di dubbio Mozart o Einstein, al giorno d'oggi pare che essere geniali sia diventata quasi un'occupazione a tempo pieno (Che lavoro fai? Il genio!) o, al limite, una caratteristica identificativa di alcuni dipendenti di Apple particolarmente nerd.
L'uomo (o la donna) che ha inventato il concetto di hashtag, tuttavia, un genio lo è davvero: basta un cancelletto davanti ad una espressione e le tue parole cessano d'incanto di essere una ragione sufficiente per una denuncia e diventano una campagna globale contro il cancro al seno.

Ovviamente ci riferiamo a #FateVedereLeTette, iniziativa in atto in queste giorni sui principali social networks con l'intento di sensibilizzare la popolazione di sesso femminile sui pericoli derivanti da una mancata prevenzione nei confronti della patologia e sulla necessità di spingere un'utenza sempre più ampia in direzione degli adeguati controlli sanitari.
L'invito (che non va preso troppo alla lettera) ha già ricevuto migliaia di adesioni e altrettante donne più o meno giovani hanno postato l'immagine del loro seno con la scritta “prevenzione” incisa a pennarello ed evidenziatore in bella mostra, per vincere il residuo e ingiustificato pudore che spesso frena il pubblico femminile dal sottoporsi a visite periodiche.
Tra i più svariati utilizzi dei quali il mondo dei social networks è stato oggetto a partire dalla sua recente esplosione, l'idea di impiegare un messaggio forte, destinato a diventare “virale”, con finalità informative in ambito sanitario rappresenta sicuramente una delle novità più interessanti di questi ultimi anni e testimonia come con il supporto globale di amici e sconosciuti si possano vincere i tabù ed uscire da quella particolare segregazione culturale che ha coinvolto milioni di soggetti in passato.
Rilanciando l'hashtag a nostra volta, vi invitiamo dunque a #FareVedereLeTette al vostro medico con in modo frequente e a lasciarvi trasportare da un'evoluzione linguistica talmente rapida da poter essere persino considerata geniale senza che Einstein o Mozart ne abbiano male.









