In base a una paradossale legge di natura (umana, in questo caso), tutto ciò che è proibito o illecito è destinato ad apparire ai nostri occhi come particolarmente seducente, quasi come se il divieto imposto aggiungesse qualche oscuro motivo di attrattiva all'oggetto delle nostre brame.
Senza scomodare giardini, frutti proibiti e serpenti dalla natura palesemente allusiva, è sufficiente constatare come nel paese in cui è rimasta in vigore per oltre dieci anni la legislatura anti-droga più dura d'Europa, la proibitissima cannabis abbia conosciuto una vera e propria esplosione di consumo.

All'indomani della bocciatura della Fini-Govanardi operata dalla Corte Costituzionale, la fotografia tracciata dall'annuale relazione del Parlamento sull'incidenza delle tossicodipendenze mostra un quadro piuttosto preoccupante, all'interno del quale il consumo di cannabis segna l'andatura facendo registrare un aumento di 10,96 punti percentuali che inverte la tendenza alla stabilità fatta registrare nel 2012.
Secondo il rapporto del Parlamento “tossicodipendenze 2014”, parallelamente all'aumento di consumo di cannabis che vede protagonisti i giovanissimi di età compresa tra i 15 e 19 anni, l'anno solare appena concluso ha fatto registrare una lieve flessione del mercato relativo alla cocaina, autentica piaga sociale del nuovo millennio, che ha visto i propri consumi scendere dello 0,75% rispetto al 2012.
In uno scenario dove eroina, stimolanti e allucinogeni restano sostanzialmente stabili, piuttosto inquietanti appaiono le stime sulla dipendenza da gioco d'azzardo (dipendenza legale e statale, ma pur sempre dipendenza) che, quasi a voler smentire il nostro teorema iniziale, ha fatto registrare un raddoppiamento delle cifre rispetto al 2012, con oltre 6.800 soggetti che si sono rivolti ad enti predisposti alla cura delle patologie legate al gioco d'azzardo.
Come tradizione impone, le stime sull'incidenza delle tossicodipendenze sono state ottenute a partire da una rilevazione compiuta sulle reti fognarie delle nostre città e sul conseguente livello di principi attivi presenti nelle acque reflue, gioco d'azzardo ovviamente escluso (in tal caso si sarebbe trovata tutt'al più qualche traccia di adrenalina); metodologia che consente un margine d'errore statistico piuttosto basso e che risulta al momento la più affidabile a livello mondiale.
A seguito della diffusione del rapporto, gli organi parlamentari hanno lanciato l'inevitabile allarme e dichiarato la volontà di mettere in campo iniziative rivolte ai più giovani per scoraggiare il consumo di cannabis in età scolastica.
A prescindere da come la si pensi in merito, risulta tuttavia difficile non imputare il fenomeno ad una schizofrenia legislativa e informativa degli enti governativi nostrani, sempre in bilico tra il proibizionismo più assoluto e le aperture verso le forme di coltivazione controllata ad uso terapeutico (e non) della cannabis: insomma, pare che nel Paese del proibito, anche la scelta relativa a cosa proibire possa rivelarsi particolarmente seducente, soprattutto in un clima da campagna elettorale perenne.










