Quando si elencano le professioni più ingrate che ci potrebbero toccare in sorte nel corso della nostra vita, nessuno ricorda mai di citare il Ministro dell'Istruzione, occupazione forse meno dura rispetto ad un turno di otto ore in miniera, ma perennemente inasprita dall'immancabile resistenza di alunni e insegnanti verso qualunque tipo di riforma o innovazione, persino verso quella che ha sancito qualche tempo fa l'abbandono di quel calvario estivo rappresentato dagli esami di riparazione, sostituiti con altrettanti corsi e crediti formativi, decisamente più politically correct.
Nel mondo della moderna scienza della nutrizione, dove non esistono ministeri né autogestioni, la pratica relativa a promozioni e bocciature autunnale continua tuttavia a sussistere e trova alla sua cattedra privilegiata nell'annuale congresso della European Society for The Study of Diabetes di Vienna, dove i più disparati alimenti e principi nutritivi vengono presentati all'appello per indagare sulla loro capacità di far insorgere o contrastare il diabete.

Tra l'elenco dei promossi di questo 2014 figurano, inaspettatamente, i grassi del latte e del formaggio, in virtù di uno studio svedese, condotto dal Lund University Diabetes Center di Malmö, che ha messo in luce la correlazione tra il consumo di prodotti caseari ad alto contenuto di grassi (high fat) e la possibilità di sviluppare il diabete mellito di tipo 2 (quello di origine familiare, non autoimmune), possibilità che è risultata essere inferiore nei forti consumatori di yogurt e latticini, con picchi statistici pari al 23%.
Dalla ricerca effettuata su 27 mila soggetti è infatti emerso che grassi dei latticini sono in grado di influenzare il metabolismo del glucosio e la sensibilità dell'insulina, svolgendo un'azione protettiva nei confronti delle cellule beta del pancreas utile a prevenire l'insorgenza del diabete mellito di tipo 2 e ad abbassare i fattori di rischio con oscillazioni differenti in base al prodotto consumato.
L'incremento delle quantità di crema (mascarpone e altri derivati) nei pazienti ha infatti fatto registrare una diminuzione del rischio complessivo (rispetto alle condizioni iniziali) pari al 15%, mentre una dieta ricca di yogurt ha abbassato la soglia di pericolo di oltre il 20%, con una forbice percentuale che aumenta tra i due estremi costituiti dai forti consumatori e da coloro che hanno invece bandito i latticini dalla propria tavola.
La ricerca condotta dalla dottoressa Ulrika Ericson ha così confermato precedenti teorie che vedevano nei grassi di origine casearia un elemento protettivo utile ad arginare l'insorgenza di tutte quelle patologie che trovano origine in disfunzioni di tipo metabolico o pancreatico (diabete incluso) e ha posto ampie basi statistiche per un maggior consumo presso i soggetti a rischio.
Bocciate invece, nell'aula viennese, le carni rosse, ree di giocare un ruolo attivo nell'insorgenza del diabete a causa dell'alto contenuto di grassi saturi, la cui sostituzione con acidi grassi di tipo omega 3 ha prodotto un abbassamento della soglia di rischio legata alla patologia.
Buona notizia dunque per tutti gli amanti dei latticini e per tutti i produttori caseari d'Italia, professione tanto dura quanto gratificante che trova nella bontà del prodotto finito la sua ragion d'essere, senza tutte quelle complicazioni che coinvolgono il Ministro dell'Istruzione e le sue strane riforme.










