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Gli episodi di bullismo accorciano la vita alle vittime

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Gli episodi di bullismo accorciano la vita alle vittime

È nato prima il bullo o la merendina?

Se ormai viviamo in un'epoca segnata dal cyberbullismo e dalle prepotenze su scala globale che mettono a nudo le altrui difficoltà attraverso la rete, i primi bulli della storia entrarono nelle cronache scolastiche, svariati decenni or sono, per la malsana abitudine di rubare le merendine ai loro compagni, spesso deboli ed esili, che proprio a causa di quegli spuntini mancati, continuavano ad essere sempre più esili, sempre più deboli e sempre più vittime di soprusi.

Bullo

Quando si parla di cattiveria gratuita, il passo diventa spesso più lungo della gamba e il presunto movente del bullismo costituito dalla fatidica merendina venne rapidamente meno, lasciando il posto ad offese e derisioni gratuite che i “più forti” iniziarono a perpetrare, prendendo di mira i ragazzini con gli occhiali, quelli sovrappeso, quelli con difficoltà di dizione, quelli più timidi, quelli più sensibili, quelli che provenivano da un'altra nazione, quelli con i voti più alti (e così via), fino a trasformare le nostre scuole in altrettanti purgatori, con tanto di gironi degli svantaggiati e demoni di guardia all'ingresso.

Se vi siete per sbaglio riconosciuti in una delle categorie sopra elencate e ancora oggi i vostri incubi sono popolati da energumeni dal quoziente intellettivo simile a quello di un'anguilla, abbiamo brutte notizie da darvi: esiste infatti il rischio concreto che i vostri torturatori siano destinati ad una vita più lunga (oltre che più serena) della vostra.

I bambini maltrattati, sia che subiscano molestie tra le mura domestiche, sia che vengano presi di mira dai loro compagni, sarebbero infatti destinati ad una vita più breve con un apice di privazione stimato in addirittura 7-10 anni.

A sostenerlo è una recente indagine, presentata al recente Congresso Italiano di Pediatria di Palermo e incentrata su tutti quei fattori negativi e alienanti dell'universo infantile che possono portare a serie ripercussioni sullo sviluppo dei minori, secondo la quale la continua esposizione dei bambini a maltrattamenti e molestie di natura fisica e psicologica, favorirebbe l'insorgere, in età adulta di numerose patologie, tra le quali: tumori; cefalee; obesità e asma.

Il nesso tra bullismo e malattie trova la sua radice in quell'enorme carico di stress cronico al quale le vittime delle prepotenze si trovano quotidianamente esposte; stress che è in grado di alterare la normale conformazione bio-chimica del cervello, andando ad inficiare negli anni seguenti il corretto funzionamento dell'organismo e aprendo la strada all'insorgere di problematiche di natura fisica fortemente debilitanti o addirittura letali.

A confermare le tesi dei medici Italiani è recentemente giunta una ricerca americana, pubblicata su Molecular Psychiatric, condotta su 236 minori vittime di abusi e maltrattamenti, che ha messo in evidenza un legame tra soprusi e invecchiamento cellulare: i telometri (porzioni del DNA, situate alle estremità dei cromosomi) dei soggetti presi in esame, presentavano infatti delle modificazioni strutturali e una conformazione complessiva che metteva in luce un invecchiamento complessivo dell'organismo stimato tra i 7 e i 10 anni di età.

Al momento, si calcola che i bambini vittime di violenze ripetute nel nostro Paese siano circa 100000, ma la cifra è sicuramente approssimata per difetto secondo l'Oms; tutti soggetti potenzialmente a rischio, di fronte ai quali urge un piano educativo e disciplinare in grado di prevenire e debellare la piaga.

Il bullismo non è dunque solo un gioco, come credono i bambini più prepotenti (e come spesso lasciano credere i loro genitori), ma è una serie di atti di estrema gravità che prefigura un'emergenza sanitaria in età adulta e che trasforma le vittime in soggetti svantaggiati e debilitati per molti anni, anche a seguito della scomparsa della manifestazione del fenomeno.

Invitiamo, per tanto, genitori e aspiranti tali ad iniziare l'opera di prevenzione fin dai primi anni di vita dei loro figli, indirizzando e correggendo tutti quei comportamenti che denotano un eccesso di esuberanza e spiegando pazientemente ai loro bambini che le merendine ottenute attraverso la sopraffazione dei più deboli sono spesso amare e difficili da digerire.

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