Medico ospedaliero di Giarre lavora 15 giorni nell'arco di 9 anni
Da quando è sbarcato in Italia il sistema di trasmissione televisiva noto al grande pubblico con il nome di Digitale Terrestre, tutti gli eccessi legati allo stile di vita americano hanno rapidamente cessato di essere un'idea astratta per concretizzarsi in carne (tanta) e ossa (poche) sui nostri schermi: è sufficiente qualche minuto di zapping per imbattersi nella donna più grassa del mondo; in quella più tatuata; in quella peggio tatuata; nell'uomo con più vesciche sul corpo e in quello con le unghie più lunghe del mondo.
Nella galleria dei bizzarri record che (a quanto pare) appassiona anche l'audience nostrana, non sfigurerebbe certamente un format in prima serata dedicato ad un medico ospedaliero di Giarre, campione mondiale assoluto di assenteismo sul posto del lavoro e recordman incontrastato di impunità.

Il “camicie Bianco” in questione sarebbe stato assunto dall'Azienda Ospedaliera di Catania nel 2005 e, a seguito del suo inserimento all'interno delle corsie presenti nel reparto del “San Isidoro”, avrebbe deciso di concedersi una vacanza (chiaramente pagata) lunga nove anni, facendo capolino sul posto di lavoro per soli 15 giorni in tutto l'arco temporale relativo al suo contratto (chiaramente a tempo indeterminato), magari giusto per una visitina ai colleghi o perché aveva finito le scorte di caffè a casa e la macchinetta dell'ospedale rappresentava una soluzione più economica rispetto ad una sosta al bar.
La titanica impresa (in fondo, anche l'assenteismo è un lavoro) sarebbe riuscita al dottore in questione grazie ad un uso sapiente e continuo di borse di studio, congedi parentali e dottorati di ricerca, il cui ricorso gli avrebbe consentito di ricevere la totalità del suo stipendio, senza quel gravoso onere rappresentato dall'indossare abiti sterili e scarpe poco alla moda con cadenza quotidiana.
La ciliegina sulla colossale torta sanitaria è rappresentata dal fatto che il medico, in realtà avrebbe regolarmente lavorato durante questi nove lunghissimi anni, ma solo in veste privata, ricevendo nel suo studio tutti i pazienti bisognosi di cure e andando ad aggiungere alla sua regolare retribuzione, gentilmente offerta dalla collettività, un altro stipendio derivante dalle sue prestazioni.
Se Satana è ben noto per la sua abilità di costrure ottime pentole, ma pessimi coperchi; il demonietto siciliano ha invece fatto l'errore di reclamizzare le sue attività private attraverso internet, facilitando così la scoperta (meglio tardi che mai!) della sua doppia vita e trasformando la sua vicenda in un simbolo dal quale partire per mettere ordine in un sistema sanitario che fa acqua da tutte le parti.
Il caso dell'anonimo medico siciliano non è infatti che la punta dell'iceberg di una Sanità troppo spesso abbandonata a sé stessa e alle oscure competenze regionali, all'interno della quale prendersi gioco di regole troppo elastiche e di un datore di lavoro poco presente nel controllo dei suoi dipendenti non è poi impresa tanto complicata.
Se l'idea di regolamentare seriamente la possibilità di alternare visite in strutture pubbliche con altre attività di tipo privato (nelle quali spesso la fattura diventa un optional e le tariffe sono un fattore arbitrario), sarebbe quantomeno opportuno che si vigilasse sull'integrità dei nuovi assunti e sulla loro capacità di far fede, oltre che al Giuramento di Ippocrate, a quello più prosaico compiuto nei confronti di una comunità che si intende curare e servire.
La vicenda in questione, narrata dal giornale La Sicilia, è di quelle da fare accapponare la pelle e richiedere provvedimenti drastici: a sua insaputa un comune medico di Giarre è riuscito a stupire l'italia in poche ore con una maestria senz'altro maggiore di quella che occorre alla donna più grassa (o più tatuata del mondo) per non farci cambiare canale.


