Se l'Occidente ha potuto in parte contrastare e salutare il dilagare della tubercolosi, responsabile di una quantità di decessi pressoché infinita prima dell'ideazione dei moderni antibiotici, purtroppo permangono vaste aree del pianeta in cui la patolgoia prospera indisturbata, per via della carenza d strutture sanitarie di riferimento, divenuta anch'essa endemica come la malattia stessa.
In occasione della Giornata Mondiale dedicata alla tubercolosi, promossa dall'Oms e svoltasi il 24 marzo scorso, è infatti emerso un ritratto inquietante della situazione a livello mondiale, che vede la patologia in qualità di killer più prolifico al mondo in termini di incidenza e lo stagliarsi all'orizzonte di un possibile (benché improbabile) ritorno in auge della malattia in Occidente, reso possibile dalle nuove classi di batteri resistenti e dall'assuefazione agli effetti degli antibiotici in commercio.

Obiettivo dichiarato dell'Oms è quello di portare all'attenzione del mondo la persistenza di una patologia che appare eliminata solo perché lontana dagli occhi e di condurre l'umanità a liberarsi, entro il 2050, della tubercolosi ad ogni latitudine, confinando il bacillo di Koch responsabile dal contagio all'ambito delle cronache mediche.
Dato che guarire dalla Tbc risulta piuttosto facile in presenza di soluzioni mediche adeguate, il vero problema resta confinato a quella sfera economica che potrebbe trasformare la volontà di eliminare il morbo in una concreta eventualità semplicemente rendendoci conto che l'occidente non il mondo intero e che salutare per sempre una piaga da questa parte del globo non scompaiono per magia.
Tralasciando la presenza degli agnelli, sui quali vige una sorta di veto dagli animalisti, pare che la Pasqua 2016 sia destinata a venire ricordata per una sostanziale perdita delle tradizioni gastronomiche e dolciarie italiane, dovuta a quella Crisi Economica che ancora stringe le sue maglie, andando a colpire uova di cioccolato e colombe dolci.
Una recente indagine condotta per conto di Cia-Agricoltori italiani ha infatti rivelato che oltre un terzo dei nostri connazionali (pari al 35%) non intende acquistare i dolci simbolo della Pasqua e che un significativo campione di coloro per i quali rinunciare a uova e colombe appare impossibile, si voteranno invece in direzione di soluzioni low cost proposte da catene di supermercati e GDO.
Ad influire sul drammatico calo del settore legato a prodotti artigianali edi pasticceria, che verrà in prima linea solo il 22% degli Italiani, hanno influito motivazioni legate ad un aumento medio dei prezzi al dettaglio stimato intorno al 2% su scala nazionale; misura evidentemente ritenuta inaccettabile e inaccessibile da quella porzione della popolazione alle prese con bollette e contingenze domestiche di livello prioritario rispetto a dolciumi e tradizioni alimentari.
Per converso, cresce invece il settore dei dolci artigianali non legati ad una specifica festività, con un'ascesa del 14% complessivo trainata da pastiera napoletana e dalla pizza cresciuta, i cui prezzi non sono suscettibili ad oscillazioni legate alla volontà di vendere un prodotto a tutti i costi in corrispondenza di una data ricorrenza per poi svenderlo sotto costo il giorno dopo.
Stando alla fotografia dell'Italia alimentare, pare che sarà dunque una Pasqua atipica in Italia, senza uova, senza colombe e logicamente senza quegli agnelli sacrificali divenuti la summa dei mali del mondo in un mondo sempre più accorto alle esigenze animaliste.
Il ricorso ai moderni strumenti diagnostici di tipo oncologico è reso necessario dal fatto che all'essere umano non è dato in sorte di scovare quell'impercettibile traccia olfattiva lasciata dai tumori nell'organismo, per via di un limite intrinseco alla nostra natura biologica e dell'incapacità di cogliere suoni, colori e odori al di fuori del ristretto spettro al quale abbiamo accesso.
Dato che l'olfatto di molti animali, come i cani, risulta maggiormente sviluppato, ad alcuni ricercatori facenti capo all'Istituto Europeo di oncologia (Ieo) di Milano è venuta la brillante intuizione di mettere a punto una sorta di naso elettronico in grado di scovare le presenza di un tumore ai polmoni sulla base dell'impercettibile scia olfattiva lasciata dalla malattia nel respiro dei pazienti.

In sostanza, l'avveniristico dispositivo diagnostico permette di analizzare il respiro umano e di denotare con un certo grado di precisione l'eventuale presenza di una forma tumorale localizzata ai polmoni, riportando un coefficiente di successo pari al 92% e consentendo così alla chirurgia di intervenire quando il cancro si trova ancora in fase iniziale e asintomatica.
Strumento relativamente semplice e a basso costo, il naso elettronico riesce a percepire anche la presenza di masse tumorali talmente piccole da sfuggire ai normali controlli effettuati tramite tac o risonanza magnetica e a garantire uno screening più accurato prima che la situazione possa degenerare e rendere necessaria l'adozione di complesse e invasive cure.
In attesa che il naso elettronico venga nuovamente testato su un campione statistico più ampio, dallo Ieo di Milano viene comunque offerta una speranza di salvezza per tutti i malati di tumori, finalmente in grado di superare i loro limiti biologici con l'ausilio della scienza e dell'ispirazione derivata regno animale.
Nonostante i clamorosi annunci rivolti alla cura del morbo di Alzheimer, la patologia di tipo neurodegenerativo continua a rappresentare una delle più subdole eventualità, dato che risulta difficile individuare in anticipo la presenza di quelle placche amiloidi e di quell'accumulo di scorie che conducono in direzione dell'occlusione dei vasi sanguigni e della perdita delle facoltà cerebrali associati alla sfera cognitiva e mnemonica.
Se l'unica cosa sicura riguardo al morbo pare essere la presenza di una dieta e di uno stile di vita in grado di procrastinarne l'insorgenza, una recente ricerca svizzera potrebbe (condizionale d'obbligo) aver trovato una soluzione per invertirne addirittura il corso, andando ad agire su quei medesimi accumuli di scorie che consentono l proliferare e il progredire della malattia.

Frutto di uno studio condotto dai ricercatori facenti capo al Politecnico federale di Losanna, l'innovativa soluzione è rappresentata da una particolare capsula che consente, una volta impiantata nello strato sottocutaneo, di rilasciare molecole utili a contrastare accumuli funesti e ripulire il cervello dai “detriti” con conseguente miglioramento delle facoltà cognitive e riduzione dell'incidenza apportata dalla malattia.
Dotata di dimensioni inferiori ai 40 millimetri, la capsula svizzera è stata recentemente testata su un campione statistico costituito da cavie, rivelando la bontà dell'intuizione dei ricercatori di Losanna e consentendo un effettivo blocco della patologia, la cui insorgenza veniva scongiurata dall'azione messa in campo dalle molecole rilasciate gradualmente dal dispositivo nel corso delle 39 settimane di test.
Ancora lontana dal rappresentare una cura definitiva per l'Alzheimer, la soluzione svizzera potrebbe comunque aprire le porte a nuovi ambiti di ricerca incentrati sull'eliminazione interna delle placche amiloidi e portare un giorno la ricerca medica di settore ad annunciare la confitta della patologia, questa volta con cognizione di causa.
Probabilmente stufa di vedersi attribuire ingerenze quotidiane nella vita pubblica del paese, la Giustizia italiana ha rigettato l'istanza relativa al via libera sulla sperimentazione incentrata sulla ricerca condotta a partire dagli embrioni orfani e sottolineato, nel corso della sentenza emessa dalla Corte, come la materia di competenza spetti ai legislatori e non ai tribunali.
Facendo un passo indietro, la complessa vicenda è sorta sulla scia di un ricorso presentato da un coppia di Firenze che, dopo aver tentato di accedere alla procreazione assistita seguendo lei dettami della celebre Legge 40, si era appellata ad un tribunale chiedendo che gli embrioni infruttuosi, in quanto malati, venissero donati alla ricerca medica e fornissero da base per ampliare il novero di conoscenze e competenze in materia di cellule staminali e trapianti.

Dal momento che la sopracitata legge 40 non prevede il reimpiego degli embrioni destinati alla fecondazione artificiale, nemmeno in caso di mancato successo, la Corte Costituzionale ha rigettato in toto le istanze della coppia, accolte in primo grado dal Tribunale di Firenze, ponendo di fatto un limite invalicabile alla ricerca medica basta sugli ovociti e andando a creare un precedente giuridico al quale casi analoghi dovranno attenersi.
Bollata come irragionevole dall'avvocato Gabriella Palmieri, la sentenza della Corte limita di fatto le possibilità di disporre degli embrioni “orfani” per scopi nobili e costringe lo Stato a conservare gli ovociti anche a fronte della loro palese inutilità in ottica di procreazione, aggiungendo così un onere al mancato riutilizzo dei medesimi in chiave medica.
Ragionevole o irragionevole che sia, il verdetto della Corte si adegua a quanto previsto in sede legislativa ed impone una riflessione su quell'Italia in cui si spera costantemente che qualche tribunale giunga a colmare gli evidenti vuoti normativi lasciati in sede di stesura del testo, magari con cadenza quotidiana.
Tra le infinite e spesso inutili funzioni aggiunte quotidianamente su Facebook ve n'è una, denominata Safety Check che ha consentito, dal giorno della sua ideazione, di salvare la tenuta delle linee telefoniche a seguito di una catastrofe naturale o di un attentato terroristico e che rappresenta, al momento, la principale ancora di salvezza e speranza per tutti i parenti e gli amici delle potenziali vittime.
Al triste debutto in Belgio, nazione in cui il ricorso all'opzione non si era mai reso necessario, Safety Check ha mostrato ancora una volta tutta la sua utilità, consentendo a tutti coloro che si trovavano nei pressi della capitale belga di denotare il loro stato di salute via Facebook, semplicemente cliccando sull'apposito bottone e fornendo così una notifica in tempo reale a tutti i contatti presenti sul profilo.

Ideata nel mese di ottobre del 2014, Safety Check è già riuscita in breve tempo a fornire quel supporto alle forze dell'ordine e alle compagnie telefoniche che si rende necessario in una situazione di emergenza, quando l'apprensione relativa alle condizioni di salute dei nostri cari si spinge ben oltre i moniti e gli appelli istituzionali rivolti a non intasare le linee telefoniche e all'astenersi dal telefonare per favorire l'azione messa in atto dai soccorritori.
Fruibile in modo immediato su iniziativa del social network, senza il bisongo di svolgere specifiche ricerche, la funzione Safety Check ha dunque inviato un messaggio a tutti coloro che si trovavano a Bruxelles nelle fasi successive all'attentato, chiedendo di cliccare sull'apposita icona al fine di segnalare la mancata dispersione e il mantenimento del proprio stato di salute, rivelando così un'utilità del social network del tutto imprevista e spesso latitante in una di quelle assurde funzioni che Facebook introduce quotidianamente con l'intento di ampliare il suo raggio di pubblico.
Prendendo atto del fatto che in Italia esistono leggi (fin troppo restrittive) che proibiscono la vendita di alcolici ai minori di 18 anni, verrebbe da domandarsi come sia possibile che le abbuffate alcoliche, denominate binge drinking, prendano sempre più piede tra i giovanissimi, fino a trasformarsi in un'autentica piaga sociale.
Possibile o meno che sia, il quadro dell'Italia alcolica under 18 recentemente presentato dal Ministero della Salute va assumendo via via tinte sempre più fosche e sempre più rapide, almeno quanto quella moda giovanile di ingurgitare enormi quantitativi di alcol nel minor tempo possibile, con l'intento di aumentarne gli effetti a scapito del piacere gustativo che dovrebbe trovarsi alla base del consumo.

Recentemente importato dalle tendenze diffuse nei paesi anglosassoni, il fenomeno è arrivato a coinvolgere nel corso del passato anno solare un numero di cittadini pari a 3,3 milioni, andando a crescere in quanto ad incidenza persino in quella fascia di popolazione di età compresa tra gli 11 e i 18 anni per la quale il consumo anche occasionale di bevande alcoliche dovrebbe rigorosamente rimanere off-limits, quantomeno a livello normativo.
Nel dettaglio, 34 milioni di cittadini italiani (pari al 63% del totale) hanno consumato almeno una bevanda alcolica nel corso del 2015, con un'incidenza maggiore dei soggetti di sesso maschile, rispetto al corrispettivo femminile (76,2% contro 50,2%), mentre il versante legato ai giovani di età compresa tra i 18 e i 24 ha assistito ad un incremento nel consumo occasionale e metodico al di fuori dei pasti, seguita a ruota da quella costituita da soggetti anziani (65-74), anch'essi in forte crescita.
Se il quadro complessivo offerto dal Ministero è tutto sommato in linea con le medie europee e il numero dei decessi imputabili all'abuso di alcol è addirittura calato nel corso degli ultimi 12 mesi , a preoccupare è appunto al crescita fatta registrare dal comparto legato al binge drinking giovanile, anche se nessuno ha davvero capito come riescano i minori di 18 anni ad accedere agli alcolici con tanta facilità.
Facendo leva sulla disperazione che si prova a seguito di una diagnosi funestea, risulta purtroppo possibile spingere i malati di cancro in direzione di soluzioni folli e prescrivere loro farmaci costosissimi, anche a fronte di una gratuità del Servizio Sanitario Nazionale che consente a chi ha contratto la patologia di potere intraprendere il suo percorso di cura senza onere economico alcuno.
Probabilmente consapevole della debolezza dell'animo umano di fronte al baratro, una finta dottoressa di Roma ha curato per anni centinaia di malati, bambini inclusi, spingendoli in direzione di terapie dalla bassa reperibilità e dall'elevatissimo costo al pubblico, facendo leva su false promesse e su altrettanto falsi pareri di sedicenti specialisti.

Scoperta grazie ad una lunga indagine, partita dalla denuncia di una coppia di genitori che ha trovato sospetta la prescrizione di farmaci per il loro bambino dall'importo di 900 euro al dettaglio, la fantomatica dottoressa avrebbe “lavorato” per anni in ambito privato, spacciandosi per specialista dell'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma e facendo valere una lunga serie di titoli e diagnosi di fatto inesistenti.
Una volta scoperchiato il Vaso di Pandora, gli inquirenti hanno scoperto una lunghissima catena di truffe e raggiri protratti dalla dottoressa ai danni dei pazienti e culminati con l'imposizione di medicinali importati dalla Svizzera ad un prezzo pari all'esorbitante cifra di 6000 euro a confezione.
Rapidamente finita in manette, la sedicente dottoressa si trova ora in stato di di fermo e dovrà rispondere delle accuse di esercizio abusivo della professione e truffa, oltre a quella, meno rilevante in sede penale, ma molto più infamante, di aver lucrato sull'umana disperazione facendo leva su quella medesima disperazione che si avverte di fronte ad una diagnosi negativa.
Se il compito della politica è quello di decidere in astratto sulle sorti dei cittadini, i tribunali si trovano, per converso, a trattare casi specifici e decisamente poco astratti, con il risultato di un possibile conflitto tra le due sfere e di giudici che smentiscono solennemente quanto approvato dal Parlamento dopo meticolosi dibattiti.
Mentre un accordo trasversale alla Maggioranza sanciva infatti lo stralcio dell'articolo del ddl Cirinnà relativo alla possibilità di adottare il figlio biologico del proprio compagno (o compagna), un Tribunale di Roma, chiamato a decidere sulle sorti di un neonato, autorizzava di fatto la pratica, sdoganando la stepchild adoption mediante la creazione di un precedente giudiziario al quale appellarsi in casi analoghi.

Il giudice del Tribunale per i minorenni di Roma, Melita Cavallo, ha infatti accolto le istanze di una coppia omoaffettiva che chiedeva la paternità congiunta di un bambino avuto a seguito di fecondazione assistita, avvenuta mediante maternità surrogata in Canada, conferendo così lo status di padre adottivo ad entrambi i membri della coppia e scavalcando quanto decretato in sede di dibattito parlamentare.
Dopo aver sancito il diritto di una coppia di donne a sposarsi, non molto tempo fa, la Giustizia italiana intervenire dunque nuovamente sulla questione relativa ad unioni civili e adozioni, mostrando come da un caso singolo possano nascere leggi laddove la Politica fatica a conciliare l'astratto con il contingente.
Il modo in cui esami diagnostici e terapie specifiche vengono inseriti e rimossi dai Lea (Livelli essenziali di assistenza) fornisce spesso uno specchi attendibile delle tendenze sanitarie in atto e di quell'ossessione governativa per un calo delle nascite che pare non avere fine da tempo immemore.
A fronte della scomparsa dalla lunga lista di esami rivolti alle cure ortodontiche, il Ministro Lorenzin ha infatti deciso di inserire nei Lea una serie di esami rivolti alla diagnosi e alla prevenzione dell'endometriosi, diffusa patologia a carico dell'apparato riproduttivo femminile che colpisce ogni anno milioni di cittadini e che può facilmente tradursi nella genesi di una condizione di infertilità irreversibile.

Dopo aver reso gratuita la quasi totalità degli esami prenatali in tutte le regioni d'Italia ed aver sdoganato agevolmente le pratiche in uso rivolte alla fecondazione assistita, il Ministero ha deciso di combattere la piaga di un'Italia senza figli andando ad agire direttamente sulle sue radici biologiche profonde e portando all'attenzione i pericoli che l'endometriosi comporta.
Patologia dalla natura ereditaria, l'endometriosi consiste in una crescita anomala dei tessuti extrauterini compresi nella zona anatomica definita come endometrio e provoca spesso una lunga serie di dolori e fastidi, difficili da ricondurre allo spettro della malattia e potenzialmente destinati a compromettere il corretto funzionamento delle facoltà riproduttive femminili.
Dato l'ampio spettro di incidenza della malattia, che si stima colpire circa 3 milioni di soggetti, la Lorenzin ha ritenuto opportuno sgravare gli esami specifici del loro costo al pubblico ed inserire nei Lea una patologia che, più di ogni altra, rende l'idea di quali siano le preoccupazioni di un Paese alle prese con problemi di infertilità e calo delle nascite.























