Zuccheri, scontro tra Oms e Lorenzin sull'apporto giornaliero
Per quanto l'Oms risulti sicuramente la voce più autorevole all'interno del variopinto panorama sanitario globale, all'interno del quale i vari istituti di ricerca sostengono spesso tutto e il contrario di tutto sulla base di specifiche esigenze e committenze; ogni tanto qualche responsabile dell'Organizzazione Mondiale della Sanità trova il modo di rendere impopolare l'intera istituzione, tramite una serie di sparate quantomeno fuori luogo.
L'ultima trovata dell'Oms (che fa seguito a quella di proporre il bando delle sigarette elettroniche seppur in totale assenza di evidenze mediche in proposito) riguarda la volontà di imporre un dimezzamento dell'apporto calorico derivante da zuccheri su scala globale, portando la quantità giornaliera consigliata dall'attuale 10% ad un più modesto 5% del fabbisogno energetico individuale.

L'Oms ha inoltre definito lo zucchero come “il nuovo tabacco” e tentato di imporre un diktat sovrannazionale, al quale i governi di tutto il mondo dovrebbero rapidamente adeguarsi per scoraggiare, disincentivare e magari proibire la produzione massiva di prodotti dolciari.
Premesso che l'abuso indiscriminato di zuccheri è sicuramente un problema a livello planetario e una delle cause primarie per la dilagante obesità, sfugge in questa sede la ragione che porta l'Oms a smentire gli assunti approvati da migliaia di nutrizionisti ,in base ai quali il fatto di limitarne l'assunzione al 10% delle calorie ingerite nell'arco della giornata non comporterebbe rischi di alcuna natura per la salute umana.
Il fatto che esistano persone che si riempiono di zuccheri come se fossero molecole d'ossigeno, pare infatti non costituire ragione sufficiente per spostare un limite riconosciuto come utile tramite una tendenza al ribasso e per imporre un adeguamento dei singoli Paesi al capriccio del momento, a prescindere dalle effettive peculiarità alimentari di ogni singola nazione.
Come ha osservato il Ministro Lorenzin in veste (stranamente) lungimirante, condurre una crociata globale contro gli zuccheri significherebbe mortificare le economie di quei paesi, Italia in primis, che hanno saputo porsi negli anni come avanguardie delle eccellenze dolciarie e che hanno fatto della qualità per i propri prodotti una costante di ricerca.
La demonizzazione in otto del nuovo nemico, non tiene infatti conto dell'impossibilità di paragonare a livello qualitativo i differenti prodotti dolciari, all'interno dei quali lo zucchero rappresenta solo una delle numerose componenti in grado di nuocere all'organismo umano, a fonte di una miriade di coloranti e conservanti di cui sono spesso infarciti i prodotti industriali.
Anziché demonizzare sostanze alimentari di per se assolutamente non tossiche sarebbe forse più opportuno destinare i propri impegni alla prevenzione dei fenomeni legati all'abuso e cercare, magari, di evitare solenni sparate in grado di mettere in allarme buona parte della popolazione mondiale: purtroppo, il concetto di opportunità è spesso talmente relativo, da spingere persino le voci più autorevoli a dare vita a stonature fuori dal coro.



