Tubercolosi: verso l'eliminazione della patologia
Se l'Occidente ha potuto in parte contrastare e salutare il dilagare della tubercolosi, responsabile di una quantità di decessi pressoché infinita prima dell'ideazione dei moderni antibiotici, purtroppo permangono vaste aree del pianeta in cui la patolgoia prospera indisturbata, per via della carenza d strutture sanitarie di riferimento, divenuta anch'essa endemica come la malattia stessa.
In occasione della Giornata Mondiale dedicata alla tubercolosi, promossa dall'Oms e svoltasi il 24 marzo scorso, è infatti emerso un ritratto inquietante della situazione a livello mondiale, che vede la patologia in qualità di killer più prolifico al mondo in termini di incidenza e lo stagliarsi all'orizzonte di un possibile (benché improbabile) ritorno in auge della malattia in Occidente, reso possibile dalle nuove classi di batteri resistenti e dall'assuefazione agli effetti degli antibiotici in commercio.

Obiettivo dichiarato dell'Oms è quello di portare all'attenzione del mondo la persistenza di una patologia che appare eliminata solo perché lontana dagli occhi e di condurre l'umanità a liberarsi, entro il 2050, della tubercolosi ad ogni latitudine, confinando il bacillo di Koch responsabile dal contagio all'ambito delle cronache mediche.
Dato che guarire dalla Tbc risulta piuttosto facile in presenza di soluzioni mediche adeguate, il vero problema resta confinato a quella sfera economica che potrebbe trasformare la volontà di eliminare il morbo in una concreta eventualità semplicemente rendendoci conto che l'occidente non il mondo intero e che salutare per sempre una piaga da questa parte del globo non scompaiono per magia.





