Si diceva, ai tempi di Falcone e Borsellino, che la lotta alla malavita organizzata trovasse il suo più grande scoglio nel fatto che la mafia fosse sempre un passo avanti rispetto all'antimafia e che l'ideazione di ogni nuova misura atta a contrastare il potere delle cosche diventasse obsoleta già dalla sua nascita, per via delle interminabili fughe di notizie che accompagnavano i provvedimenti e delle numerose infiltrazioni che vanificavano gli sforzi delle forze dell'ordine.
Tutto ciò, oltre ad essere tristemente vero e a trovare applicazione anche quando ci si trasferisce nel campo dell'illegalità informatica (provate ad installare un antivirus di ultima generazione per farvi un'idea), pare seguire il corso di quella crudele legge di natura che porta l'uomo a contrastare la diffusione di patologie batteriche e virali attraverso la creazione di vaccini in grado di rendere immune l'organismo dalle contro-misure adottate dagli agenti patogeni, le cui frequenti mutazioni paiono spesso prevedere e vanificare l'azione di profilassi.

Se i laboratori di tutto il mondo sono dunque impegnati nella disperata corsa contro il tempo per dare vita ad un vaccino in grado di arrestare la diffusione su scala globale del virus ebola, pare che a Pomezia si sia trovata una soluzione in grado, se non di debellare definitivamente l'emergenza, quantomeno di fornire un tampone provvisorio alla pandemia e di concedere ulteriore tempo ai ricercatori.
I medici dell'Irmb Science Park di Pomezia sono infatti riusciti a mettere a punto e a testare, con esiti più che soddisfacenti, un vaccino in grado di immunizzare l'organismo dall'infezione per un periodo di dieci mesi dalla sua inoculazione.
La creazione del vaccino è stata messa a punto da un team di ricercatori italiani e americani con mesi di anticipo sull'esplosione della pandemia in Africa ed è frutto di una lunga ricerca dal carattere preventivo che ha portato il laboratorio di Pomezia a testare gli esiti della soluzione su un gruppo di macachi per un lungo periodo, al termine del quale le scimmie risultavano impossibilitate a contrarre la patologia originata dal ceppo Zaire del virus ebola per un arco di tempo corrispondente, appunto, ai dieci mesi successivi alla somministrazione.
Il vaccino, il cui funzionamento è illustrato sulla rivista Nature Medicine, è basato sul ChAd3, un adenovirus derivato dagli scimpanzè che offre una protezione graduale all'organismo con una singola dose somministrata, i cui effetti scemano al trascorrere del tempo, ma garantiscono comunque un protezione completa dall'ebola lungo tutto il lasso di tempo considerato come utile alla profilassi.
Allo stato attuale della ricerca, il vaccino ideato a Pomezia e presto prodotto da GlaxoSmithKline, rappresenta il passo in avanti più significativo nella lotta all'ebola e la protezione potenzialmente più longeva dal contagio, dal momento che soluzioni analoghe si sono dimostrate inefficaci (facendo gridare all'immancabile complotto) o dal ridotto campo di applicazione.
Per il team di ricercatori italo-americani, l'ideazione del vaccino rappresenta dunque un successo su scala mondiale e la risposta al problema che vede da sempre l'uomo fronteggiare i più disparati mali (qualunque sia la loro genesi), potendo contare semplicemente sul fattore tempo come arma di prevenzione e sulla necessità di trovarsi sempre un passo avanti rispetto al pericolo.










