Quando parliamo di “fatalità”, spesso rinchiudiamo in una categoria ben precisa numerosi eventi che di fatale in realtà hanno gran poco e le cui tragiche cause possono essere riconducibili più ad errori e negligenze umane (ahimè, troppo umane, avrebbe commentato Nietzsche), che all'oscuro capriccio del fato.
Capita, ad esempio, che i milioni di morti causati dal virus Hiv durante gli anni '80 trovino spiegazione in una negligenza coatta delle case farmaceutiche e nella scarsa volontà dei governi di mezzo mondo di far fronte alla pandemia, inizialmente percepita alla stregua di un castigo divino e considerata come un fenomeno di nicchia (se non avete ancora visto “Dallas Buyer Club”, fatelo).

Capita poi, a distanza di anni, che numerose persone vengano uccise da una guerra idiota, proprio mentre stanno volando in direzione di Melbourne (con scalo a Kuala Lumpur) per partecipare alla ventesima Conferenza Internazionale sull'Aids, durante la quale sono stati esposti gli ultimi risultati relativi ai recenti successi ottenuti contro un virus che pare sempre più destinato a trovare molteplici soluzioni a breve.
Proprio al convegno di Melbourne sono stati presentati gli esiti relativi alla possibilità di debellare l'Hiv mediante un trapianto di midollo osseo: due pazienti australiani, infatti, hanno fatto riscontrare una completa assenza del virus a seguito di due interventi effettuati rispettivamente nel 2011 e nel 2012.
I soggetti, malati di Aids, erano stati sottoposti all'intervento chirurgico presso l'Ospedale St.Vincent di Sidney con l'intento di debellare due distinte forme tumorali dalle quali erano stati colpiti (rispettivamente: linfoma di Hodgkin e leucemia mieloide) e la cui soluzione era vincolata alla compatibilità di midollo osseo da parte di un donatore.
A seguito del trapianto, si è osservato che: non solo i degenti avevano debellato il cancro grazie all'intervento, ma che il virus Hiv non era più presente nel loro organismo in quantità rilevabili e che, dunque, la Sindrome da Immuno-deficienza poteva considerarsi guarita, sebbene i pazienti si trovino tutt'ora in terapia retro-virale per evitare un'eventuale (ma ormai altamente improbabile) ricomparsa del virus.
Alla base del successo, che va ad aggiungersi a quello ottenuto su Timothy Ray Brown (primo paziente completamente guarito dall'Aids) vi è la capacità di un gene, presente solo nell'1% della popolazione caucasica, di dare protezione contro l'Aids e di riuscire, una volta trapiantato in un soggetto malato, a bloccarne la proliferazione fino a ridurne in maniera drastica i livelli di presenza all'interno dell'organismo.
I ricercatori pongono l'accento, tuttavia, sull'impossibilità di ricorrere al trapianto di midollo osseo su larga scala ,dovuta a ragioni di tipo logistico legate alla presenza di 40 milioni di soggetti sieropositivi nel mondo e agli elevati rischi connessi con la terapia, in grado di materializzarsi in una possibilità di decesso stimata introno al 10%.
Se il trapianto di midollo osseo non offre dunque una soluzione definitiva al grande male del ventesimo secolo, risulta comunque essere l'indicatore di una nuova strada di ricerca da seguire, il cui approccio terapeutico sarà improntato a partire dal ruolo esercitato dalla componente genetica nel processo di debellamento dell'Hiv e verrà orientato alla ricerca di soluzioni meno invasive e meno rischiose.
Congratulandoci con i medici australiani per il successo conseguito, ci auguriamo che i risultati si traducano in una nuova base metodologica in grado di far fronte a quella che continua ad essere un'emergenza sanitaria (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo) a livello mondiale, partendo dalla costatazione in base alla quale, laddove c'è impegno e volontà, la parola fatalità non è contemplata dal grande dizionario umano.










