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In arrivo un'applicazione per monitorare le radiazioni emesse dal cellulare

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In arrivo un'applicazione per monitorare le radiazioni emesse dal cellulare

“Amore, riaggancia prima tu”. “No, prima tu”. “No, prima tu.”

Se già dalla fine del secolo scorso l'Amore aveva cominciato a correre sul sottile filo del telefono (con buona pace degli amanti di lettere, cartoline e lunghi romanzi epistolari), da quando il filo è venuto meno, soppiantato dai ripetitori e dal progresso inesorabile, l'esplosione di sillabe dolci nell'aria si è propagata alla velocità della luce in tutto il mondo, andando rapidamente a zuccherare l'etere e a glassare l'atmosfera circostante.

Grazie alla liberalizzazione del mercato telefonico e alle norme UE sui diritti telefonici delle compagnie, ormai telefonare costa veramente poco e un'ampia gamma di tariffe personalizzate (“You & me”, “Noi due”, “Io, te e l'altra”) consente a chiunque di trascorrere il proprio tempo libero senza soffrire troppo per la lontananza, temporanea o permanente che sia, della persona amata e senza troppi costi.

Ma siamo sicuri che tutto questo sia davvero privo di costi imprevisti?

Coppia

Da un punto di vista meramente economico, il credito residuo sullo smartphone ci aiuta a monitorare eventuali raggiri e tenere sotto controllo la spesa, ma sul versante relativo alla nostra salute, lo scenario pare mutare drasticamente.

A sostenerlo è un recente rapporto dell'Arpa (Agenzia Regionale per l'Ambiente del Piemonte) incentrato sui pericoli delle radiazioni emesse dai nostri telefoni che quotidianamente attraversano il nostro corpo, a partire dall'invisibile ricevitore attaccato all'orecchio, mettendo a repentaglio la funzionalità dei nostri organi interni.

Secondo l'Arpa, i soggetti maggiormente a rischio di fronte ai pericoli delle radiazioni emesse dagli smartphones sarebbero i bambini sotto i dieci anni, la cui fase di perenne sviluppo corporale intensificherebbe i danni, soprattutto in assenza di un'adeguata educazione volta alla prevenzione e all'utilizzo di tutti quegli ausili (vivavoce, auricolari) in grado di limitare la pericolosità degli apparecchi.

Oltre a far squillare (è proprio il caso di dirlo) l'ennesimo campanello d'allarme su una problematica che potrebbe anche tramutarsi in un'epidemia sanitaria a livello planetario, i ricercatori dell'istituto piemontese sono riusciti a classificare la pericolosità delle radiazioni in base alla tipologia di rete utilizzata (2g o 3g) e in base alla frequenza del segnale, scoprendo che: i dispositivi di ultima generazione producono un campo elettromagnetico inferiore rispetto agli apparecchi basati sul 2g e che sarebbe sufficiente mantenere una distanza di sicurezza dal telefono pari a carica 30 cm per abbassare drasticamente il livello di radiazioni assorbito dall'organismo.

Gli effetti nefasti del campo elettromagnetico prodotto dal nostro cellulare sono noti da tempo e, benché manchi ancora una legislazione adeguata in materia, le precauzioni da prendere sono riportate per legge all'interno dei depliant che accompagnano il prodotto; la vera novità delle ricerche condotte dall'Arpa consiste nella realizzazione di ricerche più approfondite sulla natura delle radiazioni, che ha consentito di dare alla luce un'applicazione in grado di monitorarne i livelli e di avvertirci costantemente sulla quantità assorbita dal nostro organismo.

L'App, entro breve disponibile su piattaforma Android, si propone di giungere ad un obiettivo (parzialmente) fallito da normative e senso civico, andando ad avvisare gli utenti delle compagnie telefoniche sui pericoli che stanno correndo mentre prolungano all'infinito le loro telefonate, sfruttando la capacità di fornire dati quantificabili a supporto di argomentazioni percepite dal grande pubblico come "troppo generiche" o "non adeguatamente convincenti".

L'applicazione, che si chiamerà SarPaper, sarà disponibile anche in una versione che consentirà di trasmettere in modo istantaneo i dati registrati ad un server dedicato ad indagini statistiche sulle problematiche connesse alle radiazioni, andando così ad aggiungere un importante fattore sociale al deterrente individuale e consentendo un progresso costante nella ricerca e nella prevenzione di danni causati da smartphones, attraverso un monitoraggio consapevole e collettivo.

Risparmiandovi i consueti consigli paterni sull'utilizzo degli auricolari e del vivavoce, invitiamo invece a scaricare, testare e collaudare l'applicazione non appena sarà disponibile; operazione piuttosto semplice che vi consentirà di diventare parte attiva della ricerca medica e di tenere sotto controllo le vostre telefonate semplicemente lanciando un'occhiata allo schermo.

A dire il vero, un piccolo consiglio ci sentiamo di darvelo: se siete ancora indecisi su quale dei due membri della coppia debba riagganciare per primo, senza far sentire l'altro meno amato o meno desiderato; riattaccate entrambi, lasciate a casa il telefono e andate a farvi una passeggiata all'aria aperta, decisamente più romantica e meno invasiva.

       

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