Il segreto di un perfetto rapporto di coppia consiste, spesso, nel riuscire a fissare determinati limiti e nel riuscire a rispettarli, nonostante la tentazione si faccia a volte irresistibile; per vivere serenamente insieme bisogna sempre tenere a mente che al mondo esistono anche cose su cui è meglio tacere, domande che è meglio non porre e risposte che è meglio non dare.
Al pari dei proverbiali “Con chi stai messaggiando?” e “Parlami un po' della tua/tuo ex.”, nel novero delle domande da evitare a tutti i costi c'è quel fastidiosissimo, quanto logicamente assurdo, “Stavi dormendo?” con il quale svegliamo nel bel mezzo della notte colui (o colei) che divide il letto con noi, usando il falso pretesto di un'indagine relativa alle condizioni di veglia del nostro convivente per richiamarlo dalle dolci braccia di Morfeo, proprio sul più bello.

Posto che se dormo non ti rispondo e se non dormo è inutile che me lo chiedi, pare che la serenità di un rapporto di coppia passi proprio dalla capacità dei due termini dell'unione di sincronizzare i loro cicli di sonno e di regolare le fasi di veglia e di veglia all'unisono.
A sostenerlo (oltre che il buon senso) è un recente studio svolto dall'Università di Pittsburgh in occasione dell'annuale Sleep 2014, conferenza planetaria dedicata al mondo del riposo, organizzata dalle Associated Professional Sleep Scoieties.
Gli studiosi della Pensilavania hanno svolto un'indagine su un campione di 46 coppie, basandosi dapprima su questionario rivolto ad individuare il rapporto individuale con il sonno di entrambi i membri dell'unione affettiva e, in una fase successiva, su un test del sonno vero e proprio, supportato dal monitoraggio costante (per dieci giorni) di cicli tempistiche attraverso l'uso di un actiografo, strumento in grado di registrare i parametri vitali di chi dorme.
Dall'esperimento americano è emerso che le coppie che asserivano di avere un rapporto sereno e gratificante (sotto ogni aspetto), condividevano anche le fasi di sonno e avevano degli organismi perfettamente sincronizzati, in grado di impostare fasi di sonno ed eventuali risvegli notturni in coincidenza con quelli del partner, fino al 75% del tempo complessivo di sonno-veglia.
Dal test americano pare emergere dunque un quadro di coppia secondo il quale, oltre ad un'intesa sessuale, ad un'affinità di intenti e ad una compatibilità caratteriale, anche la capacità di trovare un accordo nel regno del sonno, gioca un ruolo fondamentale per la stabilità del rapporto emotivo.
Resta ancora da chiarire con esattezza quale dei due termini del nesso causale svolga le veci della causa e quale sia invece l'effetto; vale a dire, se sia la stabilità amorosa a spingere i due organismi a sincronizzarsi durante il sonno, oppure se sia invece la capacità di impostare i risvegli su quelli del partner ad allietare il quadro complessivo dell'unione, fatto sta che la risoluzione di eventuali disturbi del sonno individuali potrebbe sicuramente giovare anche all'affiatamento della coppia.
Invitiamo, per tanto, tutti coloro che condividono lo stesso letto a non trascurare risvegli e apnee notturne e ad analizzare a fondo le cause del loro disagio, cercando soluzione ad un annoso problema che, oltre che a rendere le vostre giornate impossibili, potrebbe logorare alla lunga anche quelle del partner, rendendovi sempre meno gradevoli agli occhi di vi ama.
Se poi dovesse capitarvi di svegliarvi nel cuore della notte mentre il vostro(a) amato(a) dorme sogni beati, cercate almeno di non chiedergli se è sveglio, in tal caso, una solenne arrabbiatura risulterà più che giustificata, a prescindere dall'opinione che la psichiatria mondiale nutre in merito alla questione; perchè, in fondo, anche tra le coppie pù affiatate esitono sempre limiti che è meglio non superare.










