Crowfunding: chiede 20 mila dollari per una giacca, ne racimola 9 milioni
Oltre a renderci tutti un po' più spigliati, socievoli, esperti e talvolta persino un po' più vigliacchi, il filtro di uno schermo pare magicamente in grado di interferire con la nostra sfera cerebrale legata alla generosità, spingendoci a laute donazioni, magari dieci minuti dopo che abbiamo guardato con sospetto il rappresentate che ha suonato alla nostra porta o il mendicante dietro l'angolo.
Il numero delle aziende che vive e prospera grazie al crowfunding, raccolte di fondi online, è infatti ormai divenuto enorme ad ogni latitudine; tuttavia non era ancora mai accaduto, a memoria storica, che qualcuno incontrasse una benemerenza tale da racimolare cifre a nove zeri a fronte di richieste molto più modeste e contenute.

L'ideatore di una particolare linea di giacche da viaggio ha infatti avuto la fortuna di proporre le sue idee e il suo prodotto al grande pubblico internettiano in un momento storico particolarmente favorevole e di riuscire così ad ottenere un numero di donazioni che ha consentito l'avvio della start up interessata a partire dalla cifra record pari a 9 milioni di dollari, nonostante che le ambizioni e le richieste del creatore di “Travel Jacket” si arrestassero alla soglia dei 20 mila dollari.
Il protagonista della vicenda, l'imprenditore 28enne Hiral Sanghavi, ha infatti avuto l'intuizione di creare una particolare giacca da viaggio munita di un quantitativo di tasche abnorme (senza che la cosa ne inficiasse troppo l'estetica complessiva) e di affidarsi ad una raccolta fondi online con la speranza di trovare nell'altrui generosità la possibilità economica di finanziare il suo progetto senza mettere mano al portafoglio o affidarsi a lunghi e problematici finanziamenti.
Dopo essersi rivolto al noto sito Kickstarter, Hiral ha visto il numero delle donazioni salire a dismisura, fino a polverizzare la soglia auspicata di 20 mila dollari dopo sole poche ore, fino al raggiungimento di quei sopracitati 9 milioni che consentiranno al giovane imprenditore di Chicago di dare il via ad una strutturata produzione in serie di “Travel Jacket” per almeno due generazioni.
A far presa sul grande pubblico è stata la capacità da parte del neo-inventore di leggere le esigenze di un'epoca in cui ogni accessorio da viaggio (dal tablet allo smartphone, passando per la macchina fotografica digitale) risulta ormai imprescindibile e di ideare una giacca in grado di contenere tutti questi oggetti, di modo che, prima di partire per una qualunque destinazione, è sufficiente controllare lo stato delle proprie tasche per capire se si è effettivamente preso il necessario (e il superfluo), senza dover cercare gli oggetti in altre localizzazioni.
Divenuta ormai emblema assolto del crowfunding, la vicenda di travel jacket fungerà sicuramente da fonte di ispirazione per numerosi altri inventori ed aspiranti tali e magari anche come materia di studio per un trattato antropologico che spieghi nel dettaglio quali meccanismi riesce ad innescare il filtro di uno schermo nel nostro complesso cervello.



