Se un tempo venivamo descritti alla stregua di un popolo votato alla santità, alla poesia e alla navigazione, con il venir meno della nostra arte in versi, delle imbarcazioni e di una rigida morale rivolta al sacrificio (e a qualche aureola improvvisata), il ciclismo è rimasto una delle poche costanti che ci identifica e ci mantiene intimamente coesi anche in periodi di crisi sociale e culturale.
Il rapporto tra il nostro Paese e la bicicletta racconta di una lunghissima storia d'amore, iniziata agli inizi del '900 e proseguita attraverso tutto il secolo buio, durante un lungo matrimonio che ha contribuito a creare e cementare un genuino senso di identità nazionale, in anni in cui lo sbando post-bellico manteneva costantemente le nostre vicende umane appese ad un metaforico filo (si pensi al trionfo di Bartali al Tour nei giorni successivi all'attentato a Togliatti).

Con l'obiettivo di quantificare questo immenso amore e di restituire una fotografia attendibile dell'Italia ciclistica, l'Osservatorio Linear dei Servizi ha recentemente fornito un rapido censimento ciclistico del nostro Paese, individuandone passioni, desideri, paure e preferenze legate la mondo dei pedali.
Dal sondaggio condotto dall'istituto di ricerca è emerso che il 75% degli intervistati possiede almeno una bicicletta e che un ulteriore 12% ha in previsione di sopperire alla mancanza entro i prossimi mesi, mentre la stima di coloro che usano il mezzo per spostamenti quotidiani si attesta a quota 48%.
La tipologia più amata dagli Italiani è la city bike, che con le sue ridotte dimensioni e un'intrinseca agilità di movimento in mezzo al traffico conquista il 43% delle preferenze, detronizzando l'amatissima mountain bike, ferma al 42%, e la vecchia bicicletta d'epoca (8%), senz'altro più più affascinate, ma destinata ad una nicchia di appassionati e intenditori.
Tra le ragioni che conducono alla scelta di un determinato modello, la comodità gioca la parte del leone, con un 54% di preferenze, seguita a breve distanza dal fattore legato alla leggerezza del mezzo (41%) e dalla maneggevolezza (36%); tutti dati che testimoniano come la bicicletta sia un mezzo di trasporto tuttora concepito per rispondere ad esigenze pratiche, prima ancora che a moventi realtivi a passione e piacere.
Cifre contrastanti quando si apre il capitolo sicurezza: solo il 30% dei ciclisti afferma infatti di sentirsi completamente sicuro su strade urbane, a fronte di un 16% degli intervistati afferma di non sentirsi mai sicuro. Alla base della scarsa fiducia riscontrata dal sondaggio concorrono vari fattori: una consistente fetta di ciclisti lamenta l'assenza di un numero adeguato di piste ciclabili (percorse solo dal 7% e troppo poche per il 18)); il 27% ripone scarsa fiducia negli automobilisti (spesso poco attenti alle esigenze dei cosiddetti “utenti deboli” della strada”) e un altro 18% incolpa le condizioni del manto stradale, di sovente obsolete e inadatte alle due ruote.

Tra le cause più frequenti di incidenti e sinistri vi sarebbero la mancata segnalazione di svolta da parte degli automobilisti (per il 52%), l'apertura improvvisa delle portiere (49%), l'abitudine a parcheggiare in doppia fila, mente, secondo il 39% degli intervistati, l'invasione delle piste ciclabili da parte di veicoli a motore (35%) è la causa primaria degli infotuni in sella ad una bici.
La nota dolente del sondaggio riguarda le misure protettive adottate dai ciclisti nostrani; a differenza di quanto avviene, ad esempio, in Nord Europa, dove esiste una maggiore cultura in materia di sicurezza urbana, solo il 19% dei ciclisti confessa di indossate regolarmente il casco protettivo, mentre le luci di indicazione vengono usate solo dal 55%.
La fotografia delle nostre esigenze su due ruote si colloca alla vigilia di quella che è destinata ad essere una giornata campale nella storia della mobilità eco-sostenibile; oltre alla Giornata Nazionale della Bicicletta (vedi articolo precedente), domenica 11 Maggio prenderà il via da Palermo l'iniziativa Ciclopride Day, manifestazione itinerante alla scoperta del rinnovato orgoglio ciclistico italiano, destinata a lambire i pricipali centri metropolitani della Penisola (Milano, Napoli e Firenze) e aporsi come un gigantesco inno alla risoperta di tradizioni e radici legate all'universo ciclistico.
Se la lunga crisi economica ci ha fatto riscoprire improvvisamente un lungo amore (sopito da scappatelle in direzione dei motori e da scandali ciclistici); l'occasione è dunque ottima per metterci di fronte allo specchio e comprendere i vantaggi dell'utilizzo della bicicletta per abbattere e per consegnare ai nostri figli un'Italia migliore, lasciando santi, poeti e navigatori alle cronache storiche e tornando ad inforcare con orgoglio la nostra vera passione.
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