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Veloce come il vento, l'ultima fatica di Accorsi

05 Apr 2016
Veloce come il vento, l'ultima fatica di Accorsi

Tanto è emozionante e complesso il mondo delle corse automobilistiche, quanto le sue trasposizioni cinematografiche tendono generalmente a risultare caricaturali o piuttosto noiose (fatta eccezione per mostri storici come Le Mans o a recenti capolavori come Rush), ragione in base alla quale i film dedicati alle corse su quattro ruote tendono sempre più a ridursi a sporadiche incursioni di temerari registi, desiderosi di apportare qualcosa di nuovo ad un genere in via d'estinzione.

Senza la pretesa di voler riscrivere gli stilemi di settore, Mattero Rovere riesce tuttavia ad intrufolarsi tra piste, carriere spezzate e a parabole umane con una certa discrezione, dando vita a Veloce come il vento, pellicola che sfrutta il mondo delle corse per narrare una vicenda legata a riscatto e redenzione.

velocecomeilvento

Liberamente ispirato alla storia si Carlo Capone, anche se lontano dall'essere un vero e proprio biopic, Veloce come il vento narra della resurrezione umana e sportiva di Loris De Martino (Stefano Accorsi), ex gloria dei rally e ora confinato ad un'esistenza dedita all'abbandono e alla tossicodipendenza, lontano dai riflettori e dagli affetti familiari.

Proprio la volontà di affermazione della sorellina Giulia nel mondo delle corse farà scattare in Loris la (ormai abusatissima) scintilla, utile a restituire al nucleo familiare ristretto la volontà di vivere e di vincere, a dispetto della gloria passata e delle delusioni presenti e a dispetto di quell'incredulità iniziale, senza la quale non esisterebbe il cinema.

Piuttosto scorrevole e a tratti persino emozionante, il film di Rovere pare disegnato in modo esplicito sul personaggio interpretato da Stefano Accorsi, attorno al quale le vicende convergono e finiscono per rispecchiarsi nei suoi mutevoli stati d'animo, nonostante l'ottima interpretazione della protagonista Matilda de Anglelis, rivelazione della pellicola, ma forse troppo subalterna rispetto al mostro sacro del cinema italiano d'inizio secolo.

Consigliato a chiunque ami le corse a prescindere dagli esiti delle infinite trasposizioni cinematografiche, Veloce come il vento riesce a risultare genuino e piacevole, pur senza rivoluzionare i canoni ormai stanchi di quel genere portato in auge da Le Mans e forse giunto all'apice delle sue sorti con Rush.

 

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