Spesso gli scrittori e i narratori di tutto il mondo vengono coinvolti loro malgrado in un turbine di responsabilità storiche che associa il loro nome ad una serie di pratiche poco ortodosse e che incolpa i suddetti romanzieri, più o meno inconsapevoli, di aver fornito lo spunto ideale ad alimentare una determinata perversione umana, fino ad allora rimasta latente.
Benché non fossero certo due stinchi di santi, il Marchese de Sade e il giornalista-scrittore austriaco Sacher-Masoch, tutto avrebbero immaginato nel corso della loro vita, tranne di finire accostati per sempre nella definizione di una perversa pratica sessuale e tutto avrebbero potuto ipotizzare, tranne di diventare protagonisti di un'inquietante storia consumatasi tra le corsie di un ospedale italiano a secoli di distanza dai parti letterari della loro mente contorta.

Pare infatti che, all'interno dell'ospedale di Pisa si consumasse da tempo una love story tutta particolare, nella quale i due protagonisti impiegavano allegramente i bisturi, gli aghi e le tenaglie gentilmente forniti dall'azienda sanitaria locale, per cimentarsi con giochi erotici caratterizzati dalla ricerca del dolore più estremo e da mutue lesioni alle parti intime sulle quali ci riserviamo il diritto di stendere una trapunta di pietoso silenzio.
Gli inquirenti sono riusciti a risalire all'accaduto grazie ad una chiavetta usb dimenticata da uno dei due medici all'interno del camice d'ordinanza al momento del lavaggio avvenuto in una tintoria collocata nei pressi di Ponsacco (Pisa): i due amanti, in preda all'estasi sessuale, avrebbero infatti ripreso e fotografato i loro giochi per lungo tempo, salvo poi dimenticarsi di porre il materiale audio-video al riparo di occhi indiscreti e finendo così al centro delle cronache locali a causa di una sbadataggine destinata a costare loro piuttosto cara.
Il medico pisano di 47 anni e la radiologa livornese 40enne sono infatti stati denunciati con l'accusa di peculato, per avere indebitamente sottratto materiale appartenente alla collettività (i bisturi e gli aghi in questione) e per avere abusato del loro ruolo professionale con l'intento di cimentarsi con pratiche decisamente non rientranti nel novero di quelle previste dal loro contratto.
I due medici si sono subito difesi dichiarando che quanto avveniva all'interno dell'ospedale riguardava solo loro e che non esiste ragione alcuna per un procedimento penale a loro carico, non essendo coinvolte terze persone nell'assurda vicenda.
Probabilmente, da un punto di vista strettamente legale, sarà in effetti difficile procedere contro i sadomasochisti nostrani, essendo subito caduta l'accusa relativa alle lesioni personali sulla base dell'esplicito consenso dei due partecipanti alla pratica; resta tuttavia ampiamente indecoroso il fatto che all'interno di una struttura pubblica siano state svolte attività decisamente antigieniche e in grado di mettere a repentaglio la cura dei pazienti in caso di contaminazione batterica degli ambienti sterili adibiti a sale operatorie.
Non esistendo (fortunatamente) precedenti in merito, resta difficile ipotizzare la conclusione della vicenda, ma la pubblica indignazione, subito montata a seguito dello scoop giornalistico, lascia presagire l'ipotesi che i due amanti saranno costretti a proseguire la loro relazione lontano dalle corsie della struttura ospedaliera, magari davanti ad un caminetto e in compagnia di antiche letture in grado di ispirare, in modo del tutto inconsapevole, la loro perversione preferita.









