Dal giorno stesso in cui veniamo al mondo fino all'ora in cui siamo tragicamente chiamati a lasciare queste spoglie mortali, esiste un'infinita serie di assunti che ci sentiamo ripetere con una costanza pressoché invadente e che ci accompagnano per tutto l'arco della nostra vita, tra i quali figura (sicuramente non per importanza) quello relativo all'assoluta segretezza della formula della Coca-Cola, mistero alimentare per eccellenza, i cui tentativi di imitazione sono tristemente falliti.
Molto più della celebre bevanda, pare tuttavia che anche il latte materno possa vantare una composizione talmente difficile da replicare, da rendere tutti i suoi sostituti in polvere alla stregua di surrogati, anche a fronte di immense risorse messe in campo dall'industria di riferimento che (benché possa vantare eccellenti progressi durante gli ultimi decenni) continua a sfornare prodotti in grado di avvicinarsi alla formula origninale del latte delle mamme, senza mai raggiungerlo, un po' come accade per l'arco con la sua tangente.

Da una recente indagine condotta dalla University of Western Australia, pare che il millenario arcano sia dovuto alla presenza di particolari cellule staminali che completano la composizione del latte materno e che vengono trasferite dalla madre al nascituro durante l'atto dell'allattamento, ponendosi così come ragione principale per la difficoltà di replicare una componente alimentare resa unica dalla peculiarità individuale di ogni soggetto.
In occasione dell'annuale National Breastfeeding and Lactation Symposium di Londra, i ricercatori hanno infatti esposto gli esiti relativi ad un lungo studio, iniziato nel 2007, durante il quale i medici australiani avevano isolato le cellule staminali presenti nel latte materno, modificando in seguito il gene corrispondente in alcune cavie da laboratorio, al fine di renderlo “visibile” durante il processo di allattamento.
Osservando i flussi cellulari che avevano luogo da madre a figlio, i ricercatori hanno potuto constatare come il latte materno fosse la chiave attraverso la quale veniva reso possibile il passaggio di alcune particolari cellule staminali destinate poi a trasformarsi in cellule epatiche o neuronali, con il risultato di favorire uno scambio “informativo” di vitale importanza tra la madre e il neonato, proprio a partire dalla pratica dell'allattamento.
Lo scambio di cellule che avviene durante l'allattamento pare dunque costituire la causa primaria che rende il latte materno un alimento non replicabile sul piano industriale e una delle ragioni in grado di validare la credenza, spesso adombrata di componenti di tipo metafisico o psicologico, in base alla quale l'allattamento cementerebbe negli anni il legame tra madre e figlio.
La ricerca dell'università australiana fornisce inoltre nuovi spunti alla nutrita letteratura medica di settore, volti a prescindere dalla semplice presenza dell'elemento denominato colostro, in un'ottica di comprensione esaustiva della fenomenologia legata all'allattamento; per quanto riguarda la Coca-Cola, invece, ci toccherà probabilmente lasciare questo mondo senza una risposta definitiva, ma la cosa potrebbe non essere poi così importante.












