Benché tutti noi reputiamo il furto come un'azione riprovevole e meritevole di aspre pene detentive, il nostro subconscio non può fare a meno di provare un minimo di indulgenza per le vicende dei rapinatori di banche narrate all'interno delle cronache novecentesche e divenute (grazie alla forza propulsiva del cinema) vere e proprie icone di una ribellione anti-sistema e di una vita vissuta perennemente sul confine del pericolo.
Se dunque John Dillinger ci appare sicuramente cattivo, ma “poi non così cattivo”, in virtù della sua proverbiale audacia e della sua indole romantica, lo stesso non si può dire dei moderni cyber-rapinatori, pigri individui che si propongono di svaligiare caveau informatici e casseforti colme di dati sensibili, senza neanche prendersi la briga di uscire di casa per comprarsi un passamontagna o un revolver giocattolo.

Nella giornata di oggi, Jp Morgan Chase, la più grande banca statunitense ha reso noto di aver subito l'ennesimo attacco informatico da parte di un gruppo di hackers piuttosto esperti che sono riusciti a sottrarre dal server centrale la bellezza di 83 milioni di dati relativi ad altrettanti clienti del colosso finanziario a Stelle e Strisce e a mettere in crisi l'intero sistema di sicurezza su scala globale.
Nonostante un'iniziale smentita da parte del portavoce di Jp Morgan, la banca si è trovata costretta ad ammettere che il suo server è stato violato nel mese di Giugno scorso e che milioni di dati personali (nomi, indirizzi, numeri di telefono e recapiti e-mail) relativi a privati risparmiatori americani e a piccole imprese sono stati trafugati da non ben identificati pirati informatici per altrettanto poco identificati scopi.
Secondo il New York Times, che cita fonti vicine alle indagini, l'attacco sarebbe partito dall'Italia o da altri Paesi del Sud Europa; tuttavia le autorità preposte non confermano al momento la pista ipotizzata dal noto quotidiano americano e la possibilità che la vicenda si concluda con un lungo brancolamento nel buio investigativo risulta essere al momento piuttosto elevata, data la difficoltà di risalire ai reali autori del furto.
I repentini attacchi informatici al sistema bancario americano costituiscono una sempre più frequente minaccia alla sicurezza dei risparmiatori, i quali si trovano costretti a dormire con un occhio aperto a causa di servers spesso obsoleti e facilmente violabili e a doversi pure sentire prendere allegramente in giro dagli istituti di risparmio sui quali avevano fatto affidamento, data la fastidiosa tendenza delle banche ad ostentare tranquillità per non perdere prestigio e clienti.
Risulta infatti sconcertante il tentativo di Jp Morgan di negare l'attacco e di cercare di insabbiare per mesi la violazione subita, nonostante le ampie evidenze di segno contrario: talmente sconcertante da giustificare in parte quel pizzico di indulgenza che porta il nostro subconscio a simpatizzare per John Dillinger e per i suoi numerosi emuli che hanno riempito le cronache del Novecento.





