Volendo confessarlo apertamente, la gelosia (soprattutto nella sua variante femminile) rappresenta un'autentica occupazione non retribuita a tempo pieno: per essere gelose in modo professionale e continuativo, occorre tenere traccia di ogni conversazione effettuata; tenere a mente un'infinità di dati, messaggi e spostamenti e serve, infine, mostrare una certa ostilità verso tutti quegli esponenti del gentil sesso che si trovano malauguratamente a gravitare in zone che non si trovano sotto la loro naturale giurisdizione amorosa.
Come se non bastasse tutto il carico di stress dovuto all'eccessivo interesse per il proprio compagno e le frequenti ingestioni di bile, un'equipe di ricerca facente capo all'Università di Gothenburg ha pure scoperto che donne gelose possiedono un rischio doppio di sviluppare il morbo di Alzheimer in età avanzata e di perdere così le loro preziose e iper-utilizzate facoltà cognitive.

I ricercatori svedesi sono giunti a questa agghiacciante conclusione conducendo un lungo esperimento su 800 donne, sottoposte ad una serie di test della personalità, condotti ad intervalli di 5 anni lungo un arco temporale complessivo pari a 38 anni, al fine di mettere in relazione l'insorgenza del morbo di Alzheimer con la presenza di determinate caratteristiche attitudinali nei soggetti di sesso femminile.
Incrociando i dati ottenuti attraverso una moltitudine di domande e questionari, l'equipe di ricerca capitanato dalla dottoressa Lena Johansonn è riuscita a tracciare un identikit psicologico della potenziale vittima del morbo, facendo emergere le caratteristiche della personalità legate a nevrosi e introspezione come potenziali vettori per lo sviluppo dell'Alzheimer in età senile.
In sostanza, le volontarie che avevano mostrato di possedere il maggior numero di caratteristiche comportamentali di tipo “nevrotico” lungo l'intera durata del test, presentavano un rischio aumentato di contrarre la patologia e i fattori di pericolo risultavano addirittura raddoppiati nei casi in cui la tendenza alla nevrosi e all'ossessione, soprattutto di tipo amoroso, si trovavano accompagnate da un carattere schivo e introverso.
Dal lunghissimo studio, durante il quale 138 pazienti si sono ammalate di demenza, è dunque risultato che la gelosia (come altre forme di ossessione) può risultare potenzialmente nociva a lungo andare in terimini di salute mentale e di conservazione delle facoltà cerebrali, soprattutto se accompagnata dalla proverbiale tendenza “a tenersi tutto dentro” per lunghi periodi di tempo.
La ricerca apre la strada ad una nuova metodologia di approccio nei confronti dell'Alzheimer e pare portare in luce l'inedito ruolo giocato da aspetti non riconducibili a fattori genetici o di natura traumatica nel processo di origine della patologia, scoprendo un versante puramente caratteriale del tutto inimmaginabile fino a qualche anno fa.
Dal momento che la gelosia non è, purtroppo, un indumento che si può dismettere a piacimento, invitiamo comunque a cercare di limitarne l'incidenza sul vostro vissuto e a circoscriverne il raggio d'azione ai soli casi legittimati da sospetti più che fondati: in fondo, il confine tra una naturale tendenza da assecondare e un autentico lavoro a tempo pieno è piuttosto sottile e con un po' di impegno lo si può agevolemnte valicare.










