Verso l'inizio degli anni '60 credevamo, sull'onda dell'entusiasmo seguito al boom economico, che il Sorpasso italiano si sarebbe manifestato a bordo di una Lancia Aurelia decapottabile bianca, veloce come l'inarrestabile progresso e incurante di tutti i burroni che facevano capolino tra i tornanti.
A distanza di cinquant'anni da quella sbornia velocistica e dall'eccessiva fiducia in un progresso (economico e sociale) che non si è mai concretizzato fino in fondo, il sorpasso è invece giunto in sella ad una bicicletta; o meglio, alle molte biciclette che hanno iniziato ad affollare i centri urbani e a restituirli alla loro dimensione eco-sostenibile.

Secondo un recentissimo rapporto dell'Istat, il 2013 appena conclusosi ha visto la drastica riduzione della presenza dei mezzi motorizzati all'interno dei nostri centri urbani e ha fatto registrare un corrispondente innalzamento del numero di veicoli privi di motore nei capoluoghi di provincia italiani.
La tendenza, iniziata nel 2012 e proseguita durante lo scorso anno, ha visto il tasso di motorizzazione urbana cedere quasi un altro punto percentuale (-0,9%) sul versante legato alle automobili (con 613,2 auto censite ogni mille abitanti) e un significativo -0,6% relativo ai motocicli, la cui diffusione è stimata in 132,7 unità per mille cittadini.
Secondo l'Istat, sarebbe in calo anche il ricorso ai mezzi pubblici (sceso da una media di 201,1 passeggeri ogni mille abitanti a soli 188,6), travolto nel crollo del sistema motorizzato italiano da costi non sempre in linea con le reali esigenze dei cittadini e dai lunghi tempi d'attesa ai quali spesso occorre far fronte prima di poter iniziare il tragitto verso la meta prescelta.
Ad avvantaggiarsi di questa inedita situazione, della quale la grande crisi economica è sicuramente complice, è stato il sistema di trasporto basato sull'utilizzo delle biciclette private; passione recentemente riscoperta dagli italiani e diffusasi a macchia d'olio durante gli ultimi anni, nei quali il mercato relativo ai mezzi non motorizzati ha fatto registrare un lento, ma inesorabile, sorpasso sull'immatricolazione degli autoveicoli.
A testimonianza della recente attenzione delle amministrazioni locali verso la componente ciclistica, l'Istat ha registrato la presenza di strutture adibite al bike-sharing in 66 comuni (su 116 censiti), mentre 36 capoluoghi di provincia possono vantare la presenza di almeno 34 km di piste ciclabili all'interno del loro manto stradale ed entrambe le componenti vengono individuate dagli analisti come elementi decisivi nel progressivo abbandono degli autoveicoli, ponendosi come ulteriori incentivi verso la scelta ciclistica.
Le stime dell'Istat fotografano dunque un'Italia difficilmente immaginabile fino a qualche anno fa, nella quale la dura congiuntura economica è riuscita a trasformarsi nel fattore (a lungo atteso) in grado di spinger il nostro Paese verso una retromarcia qualitativa e verso un nuovo orizzonte da conquistare un po' più lentamente, ma privo di burroni ed insidie ad ogni tornante.










