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Attacchi d'ansia, la causa nei bassi livelli di ossitocina?

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Attacchi d'ansia, la causa nei bassi livelli di ossitocina?

In caso vi foste capitato di assistere (in qualità di attrici protagoniste o di spettatori interessati) ad un travaglio piuttosto tumultuoso, avrete sicuramente appreso con un pizzico di ansia quanto alcuni ormoni giochino un ruolo essenziale nella nascita di ogni essere umano: in assenza di adeguati livelli di ossitocina, persino il bimbo più volenteroso al mondo di vedere la luce artificiale della sala parto rimane spesso faticosamente confinato nell'utero materno e persino la madre più volenterosa di abbracciare il proprio bambino rimane in attesa di contrazioni che sembrano non arrivare mai.

Se la scienza medica ha confinato per decenni il ruolo dell'ossitocina alla capacità di regolare le contrazioni uterine e di stimolare la prolattina, un'indagine più ampia sembra suggerire che dall'ormone più citato nelle sale d'attesa degli ospedali possano dipendere numerosi altri fattori non necessariamente riconducibili alla sfera della maternità, attacchi d'ansia in primis.

ossitocinaansia

Grazie ad un nuovissimo metodo di rilevazione che ha consentito di vagliare i livelli di ossitocina da un semplice esame del sangue, un'equipe di ricercatori facente capo alla Stanford University School of Medicine ha infatti scoperto un'inedita relazione tra bassi livelli di ossitocina e insorgenza di stati ansiosi; relazione che pare trovare la propria giustificazione nella capacità, da parte dell'”ormone dell'amore”, di stimolare la produzione di neurostrasmettitori (come la dopamina) deputati alla serenità e all'equilibrio psico-fisico dell'organismo umano.

Qualora gli esiti della ricerca pubblicata su Molecular Psychiatry venissero confermati, la scoperta comporterebbe un approccio agli attacchi di panico e alle conseguenti manifestazioni depressive maggiori completamente differente rispetto ai paradigmi vigenti in ambito psichiatrico e neurologico, spostando l'attenzione dalla serotonina (ritenuta, a ragione o a torto, come causa primaria di ogni disagio psico-fisico possibile e immaginabile) in direzione di un ormone la cui quantificazione risulta senza dubbio più semplice e i cui livelli possono essere innalzati in modo naturale o artificiale senza il complesso ricorso all'inibizione della ricaptazione che regola le modalità di approccio ai fenomeni ansiosi in ambito farmacologico.

In parole povere: se fino ad oggi stati ansiosi e depressivi venivano ricondotti all'eccessiva capacità mostrata da alcune cellule di riassorbire il neurostrasmettitore denominato serotonina, con conseguente abbassamento dei livelli nell'organismo; la scoperta di una causa di tipo ormonale potrebbe aprire la strada ad una soluzione delle problematiche molto più agevole e priva dei numerosi effetti collaterali, attualmente legati ad ansiolitici e anti-depressivi, sulla base di un'aggiunta dell'ossitocina stessa che andrebbe a sostituire la ricerca di una molecola in grado di bloccare la ricaptazione della serotonina.

In attesa di studi su larga scala che confermino o smentiscano il meccanismo ipotizzato dai ricercatori di Stanford, attendiamo con (metaforica) ansia l'avvento di soluzioni meno problematiche ai fenomeni legati ad attacchi di panico, consentendo magari l'uscita dell'ossitocina dalle sale parto per favorire il suo ingresso nel mondo adulto, per la gioia di tutti quei papà e di tutte quelle mamme in attesa della crescita dei propri figli in un mondo privo di ansia.

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