Il bello di scrivere su un blog consiste nel poter informare il mondo del tuo punto di vista, arricchendo in modo libero e democratico il mondo dell'informazione con la tua proposta e aggiungendo una voce in più (talvolta un po' stonata, a dire il vero) al coro dell'unisono che si leva spesso a partire dalle stesse grandi testate e dagli stessi direttori d'orchestra.
I problemi sorgono quando chi scrive possiede un nome altisonante, in un determinato ambiente, e usa la sua fama per diffondere notizie spesso infondate, suscitando un tam tam mediatico globale fatto di allarmismo e preoccupazioni che scavalcano rapidamente lo stretto confine dell'opinione per trasformarsi in notizia.

Il nome in questione è quello del dottor Gary Hartstein, anestesista americano ed ex medico della formula 1, che ieri mattina ha fatto piombare il mondo sotto un cielo più nero di quello previsto dalle (non particolarmente felici) condizioni meteo, scrivendo sul suo blog personale di non vedere nessuna speranza per le condizioni di Michael Schumacher e di non nutrire nessun fondato ottimismo relativo alla evenutale guarigione di kaiser Schumy.
Secondo l'ex medico del circus, l'assenza di buone notizie provenienti dall'entourage e dai familiari del sette volte campione del mondo, si dovrebbe tradurre automaticamente in un'assenza di prospettive, dal momento che, se ci dovessero essere dei miglioramenti in vista, nessuno esiterebbe minimamente a divulgarle e a rendere partecipe il nutritissimo parterre di appassionati della prossima guarigione.
Ora, senza voler infierire sul dottor Hartstein (già fatto metaforicamente a brandelli dalle testate di mezzo mondo per la sua mancanza di tatto e per altri elementi della sua vita personale, decisamente non attinenti a questa vicenda), ci limiteremo a sottolineare come le sue opinioni siano completamente prive di fondamento e di logica alcuna, dal momento che, e chiunque abbia avuto a che fare con un amico o un parente in un letto di ospedale, lo sa perfettamente, non ci risulta in tutta la storia della medicina moderna di un solo caso in cui un'equipe medica abbia incautamente diffuso ottimismo senza avere la certezza delle proprie affermazioni.
Il mondo della medicina è fatto di una generale tendenza al pessimismo che prepara i degenti ad un esito spesso catastrofico (talvolta in maniera altrettanto infondata, a dire il vero) ed è difficile che assuma i contorni di un allegro carnevale, soprattutto quando ci troviamo in presenza di un paziente che resta aggrappato ai suoi istinti vitali per oltre cinque mesi e soprattutto quando quel paziente gode di un affetto incondizionato e di una fama planetaria.
Quello che stupisce, nelle affermazioni di Hartstein non è tanto l'imprudenza con la quale il medico si è spinto ad elaborare una prognosi in contumacia (non ci risulta che abbia mai avuto contatti con l'ex pilota o con parte del suo staff), quanto il fatto che, spesso, la ricerca di una risonanza ed una pubblicità a livello mondiale trascenda dal comune buon senso e dai confini morali che dovremmo imporci anche quando parliamo a titolo personale.
Ci piacerebbe, per contro, tranquillizzare gli appassionati sulle condizioni cliniche di Schumy, ma, in questo campo ne sappiamo esattamente quanto il dottor Hartstein (quindi uno zero totale, prossimo all'assoluto); per cui ci limitiamo a diffidare dagli allarmismi e a garantire che nessuna novità reale è stata divulgata nelle ultime ore, lasciando ad ognuno la facoltà di intrpretare questo silenzio come meglio crede, purché non faccia delle su preferenze ed inclinazioni individuali un credo assoluto e purché limiti questa sfera alla popria dimensione intima, senza il rischio di allarmare (più di quanto non lo siano già) amici, familiari ed appassionati di una persona che si trova tra la vita e la morte.
Se vi siete dunque affranti per le parole scritte dal dottor Hartstein, invitiamo a mantenere alta la soglia d'attenzione sulle notizie fondate e a non perdere l'ottimismo fino all'ultimo istante possibile: con gli auguri che Schumacher possa risvegliarsi al più presto e riprendere a gioire dei piccoli piaceri della vita, consistenti anche nella presenza di una libera e democratica informazione online, più forte dei franintendimenti e della malafede di qualche vanitoso camice bianco.










