Facebook “banna” Tsu.com, il sito che permette di guadagnare postando
Recentemente convertitosi alla filantropia e all'amore universale dopo la nascita della primogenita Max, Zuckerber non pare tuttavia destinato a mostrare le stesse premeure verso le piattaforme concorrenti e ha recentemente deciso di arginare l'avanzata di Tsu.com facendo ricorso a metodi non proprio caritatevoli e ortodossi.
Onde evitare che il particolare social network, celebre per remunerare i suoi utenti, possa fare ulteriori proseliti, Facebook ha infatti espressamente vietato e rimosso ogni accenno a Tsu.com dalle sue pagine, nel tentativo di relegare il piccolo rivale alla più completa irrilevanza prima di vedersi sottrarre parte di quel traffico e di quegli introiti che costituiscono la vera anima del social network.

Per chi non lo sapesse, Tsu.com è un social network che funziona secondo il sistema definito ad “invito” e che consente l'ingresso solo a coloro che vengono introdotti da altri membri del sito, di modo da porsi a metà strada tra una piattaforma pubblica e una sorta di sito semi-segreto per iniziati.
Oltre all'alone di mistero che circonda il social network, la vera attrattiva di Tsu.com è rappresentata dal fatto che i gestori del sito remunerano tutti gli utenti dotati di buona visibilità e spartiscono con loro i proventi di quel medesimo traffico che viene generato a partire da interesse e condivisioni suscitati a partire da un dato post.
In sostanza, ottenere un discreto seguito su Tsu.com si traduce nella possibilità di aumentare i propri guadagni in modo direttamente proporzionale alla visibilità generata, secondo uno schema ache propone somme in denaro, anche di una certa entità, per tutti coloro che hanno una trovata in grado di rendere attraente e frequentato il sito.
Dato che Facebook ha rappresentato fino ad oggi una porta di accesso verso Tsu.com, Zuckerberg ha deciso di rimuovere questa possibilità , prima che qualcuno scopra che è possibile effettuare le medesime azioni svolte sul suo sito con tanto di ritorno in denaro e prima che la povera piccola Max si trovi orfana di quei proventi che dovrebbero fare la fortuna di un mondo sempre più buono e a misura di bambino.





