Barbie diventa “umana” e abbandona l'ideale di perfezione
Assurta negli anni ad incarnare metaforicamente un ideale di perfezione estetica tanto irraggiungibile quanto stucchevole, la nota bambola Barbie prodotta da Mattel, ha deciso di scendere dal dorato piedistallo per andare rispecchiare un po' più da vicino quella realtà composta da milioni di ragazze prive di vitino da vespa o di gambe talmente lunghe da poter fungere da trampoli.
A 57 anni di distanza dal lancio della bambola per eccellenza, Mattel ha infatti deciso di mettere in atto una storica rivoluzione estetica, trasformando la ragazza più snob del regno di plastica in tre nuove varianti, provviste, rispettivamente, di un'altezza non proprio generosa, di una figura slanciata ma nella norma e di abbondanti curve che procedono dal lungo vita per terminare in corrispondenza delle cosce.

Le tre nuove Barbie (denominate “petit”, “tall” e “curvy”) andranno a suddividersi in un'ulteriore gamma di personalizzazioni estetiche in grado di tradursi nell'immissione sul mercato di 33 nuovi modelli; tutti concepiti per sottrarsi agli stereotipi e alle critiche che hanno storicamente investito l'azienda e per completare il definitivo approdo della Mattel all'interno del politically correct più estremo.
Fotografate da Kenji Aoki, le nuove variante dell'eterna signorina Barbara Millicent Roberts (questo il nome per esteso di Barbie) sono state presentate in esclusiva per un servizio del Time che ha fatto cadere gli ultimi veli sulla natura dei giocattoli attraverso i quali Mattel intendi farsi un metaforico lifting facciale e ripresentarsi alla conquista di un mercato ormai mutato nelle esigenze e nelle tendenze.
Sicuramente accolta con sollievo da tutti i genitori del mondo, la piccola rivoluzione verrà ora attesa al banco di prova dei gusti infantili, all'interno del quale tutto è spesso deformato e astratto, fino a lambire ideali di perfezioni non raggiungibili dai comuni mortali.




