Una delle cose più affascinanti dell'infanzia è la capacità, tipica dei bambini in età pre-scolare, di abolire distanze e confini grazie all'assenza di una prospettiva limitata e alla presenza di un'immaginazione sconfinata, che portano la Luna, il Sole e le infinite stelle a diventare oggetti potenzialmente tangibili con un semplice movimento della mano.
Se crescendo la volontà di appropriarsi degli astri celesti è spesso destinata all'oblio o ad un ricordo dalle tinte agro-dolci, l'idea di afferrare metaforicamente l'ignoto continua a persistere a livello collettivo, come nel caso dell'incredibile missione Rosetta che dopo dieci anni di viaggio sta conducendo la sonda spaziale nei pressi della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, meta del lungo pellegrinaggio astrale.

Iniziata il giorno 2 marzo 2004, la prima missione nella storia a prevedere l'atterraggio di un dispositivo artificiale su una cometa, sta per giungere al suo culmine con l'arrivo previsto alle ore 09:35 (ora europea) del prossimo 12 novembre, quando il lander Philae riuscirà ad ancorarsi alla superficie della cometa 67P, astro dalla natura periodica che transita all'interno del Sistema Solare con un periodo orbitale pari a 6,45 anni terrestri.
Giunta a soli 16 km dallo storico traguardo, la sonda Rosetta ha potuto concedersi il lusso di un “selfie” spaziale, immortalando la propria vicinanza all'astro attraverso una serie di scatti fotografici dall'enorme fascino che stanno rapidamente facendo il (ben più limitato) giro del mondo.
La missione ideata e promossa dall'Esa si trova ora, dopo un lungo viaggio che ha previsto anche numerose fasi di ibernazione, a dover affrontare l'ultimo traguardo in vista dell'obiettivo finale: la fase di approccio alla cometa rappresenta infatti la fase più delicata dell'intero tragitto e il punto di svolta in grado di determinare il pieno successo dell'operazione, un tempo ritenuta utopistica.
Dopo una fase di analisi della superficie della cometa, si è stabilito di procedere all'approccio lungo il versante definito come “Sito J”, selezionato dagli astronomi e dagli ingegneri dell'Esa per la presenza di numerosi motivi di interesse legati al reperimento di materiali astrali e per la relativa facilità di attracco, semplificata dalla presenza di particolari condizioni luminose che rendono possibile la manovra negli orari e nele tempistiche previste.
Tra poco meno di un mese, l'umanità si appresterà dunque ad assistere ad un nuovo traguardo in grado di spostare l'orizzonte conoscitivo collettivo e di dare a tutti i telespettatori dell'evento la sensazione di poter toccare le stelle con un semplice movimento della mano, un po' come se potessimo tornare bambini per un giorno.







