Molti degli assunti e delle credenze che regolano il nostro agire quotidiano si fondano su un atto di fiducia che rende reale una situazione della quale non abbiamo in realtà l'evidenza tangibile: esattamente come accade per gli atomi, per la rotazione dell'asse terrestre e per la consapevolezza che l'autobus sarà comunque in ritardo; il concetto di “orologio biologico” rappresenta un'ideale difficile da definire e un contenitore di molti postulati che prendiamo per veri, punto e basta.
Grazie al sapiente lavoro di un gruppo di ricercatori facenti capo All'Università della Pennsylvania che si sono presi la briga di mappare migliaia di geni presenti nei tessuti di un gruppo di cavie da laboratorio, l'orologio biologico pare rapidamente destinato a tramutarsi in una realtà concreta, attraverso la quale sarà possibile definire, ad esempio, orari e modalità relative all'assunzione di determinati farmaci.

Attraverso un'attenta analisi dell'attività cellulare dei roditori, si è infatti scoperta l'esistenza di un meccanismo, che opera in base a determinate tempistiche, in grado di regolare le cellule presenti nei più disparati tessuti e di stabilire quali siano le fasi di massima attività e quali invece quelle legate ad una sorta di riposo dell'organismo.
In parole povere. le funzioni di ogni cellula presente nel nostro copro sono scandite da un preciso lasso temporale che le rende più o meno attive in base all'orario di riferimento e che porta l'azione complessiva del nostro organismo a sincronizzarsi sulla base di una sorta di orologio interno che determina quale tipo di attività svolgere in ogni preciso momento, con il risultato che una precisa conoscenza di tutti i ritmi biologici consente di migliorare le tipologie di intervento terapeutico, sfruttando le fasi di iperattività cellulare per rendere consentire che il farmaco somministrato venga metabolizzato e reso efficace in minor tempo.
Se fino ad oggi il quadro in base al quale le varie cellule sincronizzavano la loro attività era stabilito con grosse approssimazioni sulla base degli effetti prodotti, lo studio condotto dal dottor John Hogenesch e pubblicato su Pnas ha consentito di redarre un embrionale atlante dettagliato dell'attività cellulare e di scoprire l'esistenza di meccanismi di sincronizzazione molto più precisi e complessi di quanto postulato fino ad ora.
L'obiettivo dichiarato della ricerca è quello di condurre l'intera scienza medica mondiale sotto l'ala protettiva della “cronoterapia”, scienza che studia la correlazione tra farmacologia e tempistica, con l'obiettivo di stabilire in modo insindacabile gli orari di assunzione di ogni medicinale, non limitando l'assunzione ai generici intervalli previsti fino ad ora dalle tradizionali posologie.
Se dunque l'orologio biologico ha sempre fatto parte della sfera legata agli atti di fede, pare che l'innovativa ricerca sia destinata a trasformarlo in una realtà in grado di influenzare le nostre tempistiche effettive della vita quotidiana, un po' come l'orario di tutti quegli autobus perennemente in ritardo sulla base di un postulato tanto indimostrabile quanto empiricamente reale.











