Benché la basilare esperienza, condotta sia su un piano metaforico che su uno strettamente fisico, confermi la proverbiale impossibilità di “cavare sangue dalle rape”, l'antico assunto è probabilmente servito da fonte di ispirazione per la ricerca di un'alternativa vegetale all'emoglobina, in grado di dare vita ad un composto sintetico dotato di proprietà del tutto simili a quelle contenute nel sangue umano.
Per far fronte ad un numero enorme di problematiche connesse con la tradizionale pratica delle trasfusioni di sangue (il cui spettro spazia da rifiuti ispirati ad esigenze di tipo “confessionale” fino alla psicosi legata all'epidemia del virus Hiv fomentata negli anni'80 da utilizzi impropri di riserve ematiche), la ricerca di un composto sintetico organico in grado di affiancare o sostituire il sangue umano è divenuta una costante dell'ultimo decennio e ha condotto alla genesi di numerose varianti artificiali, tutte però accomunate da una composizione di tipo chimico e da un'intrinseca difficoltà di impiego relativa al composto.

La notizia, resa nota dalla BBC, in base alla quale un'equipe di scienziati facente capo all'università di Lund avrebbe scoperto una consonanza tra una particolare proteina derivata dalla barbabietola e l'emoglobina umana, potrebbe portare per tanto ad un'autentica rivoluzione in ambito medico e al graduale superamento delle comuni trasfusioni e dei loro (al momento ancora poco diffusi) sostitutivi farmaceutici, aprendo così le porte ad un futuro senza problemi di compatibilità e senza generosi donatori mensili.
Il team di ricercatori svedesi, capitanato dalla dottoressa Nelida Leiva, ha infatti scoperto che all'interno della pianta, usata comunemente per ricavare lo zucchero, sono presenti ingenti quantità di una particolare proteina, la cui composizione molecolare appare del tutto identica a quella dell'emoglobina e stanno ora concentrando i propri sforzi di ricerca per estrarre e conservare la sostanza in modo da renderla fruibile per un utilizzo medico.
Attraverso una sperimentazione che verrà condotta sui maiali, sarà infatti possibile vagliare i livelli di emoglobina sintetica in grado di resistere all'interno di un organismo animale e stabilirne le concentrazioni necessarie a dar vita ad una posologia personalizzata da utilizzare in previsione di una trasfusione umana; operazione che, a detta, dei medici dovrebbe impiegare un lasso di tempo pari a tre anni, unità minima per stabilire la presenza di eventuali crisi di rigetto e problemi di compatibilità.
Se lo studio pubblicato sulla rivista Plant & Cell Phisyology riuscirà a trovare un'applicazione in grado da garantirne la totale compatibilità con le esigenze dettate dall'organismo umano, la moderna scienza medica potrebbe aver trovato il suo Santo Graal in una soluzione economica e senza limitazioni di accesso, per la gioia di tutti coloro che hanno tentato in vano per secoli a cavar sangue da una rapa.









