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Patatine fritte, ideata una variante non cancerogena

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Patatine fritte, ideata una variante non cancerogena

Giusto per spingerci a rifuggire come la peste tutte le cose potenzialmente nocive, gli ideatori dei moderni linguaggi hanno pensato bene di associare ad ogni pericolo reale o supposto un termine particolarmente aspro e contorto, tra i quali spicca per originalità il quasi impronunciabile “acrilamide”, distruttore dei sogni alimentari di miliardi di persone sparse per il globo terrestre.

L'acrilamide è infatti quella sostanza potenzialmente cancerogena che si sviluppa durante il processo di frittura delle patate e che fa sì che le adorate patatine fritte si trasformino in una minaccia (oltre che per la linea) per la nostra incolumità a livello planetario, dal momento che, in base a recenti statistiche, l'eventualità di una riduzione del consumo non è contemplata, soprattutto negli Stati Uniti, dove le French Fries rappresentano quasi un quarto dei vegetali consumati nel Paese più fritto del mondo.

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Da dove poteva dunque venire un'idea in grado di limitare la pericolosità delle patatine fritte, se non dagli Stati Uniti?

L'innovativo progetto, che ha recentemente ottenuto il via libera dal Dipartimento dell'Agricoltura statunitense, prende il nome di Innata (decisamente più gradevole di “acrilamide”) e consiste in una varietà di patate geneticamente modificate in modo da garantire un esiguo livello di sostanze cancerogene al momento della frittura e di limitare la perniciosità dell'alimento ad un livello cardio-vascolare, reso imprescindibile dalla frittura stessa e dai grassi assorbiti durante il processo di cottura.

Il progetto messo in campo dalla Jr Simplot Company si basa sulla capacità dell'ingegneria genetica direttamente sul Dna delle patate, mediante l'aggiunta di una componente in grado di inibire la formazione dell'acrilamide durante il processo di trasformazione legato alle metodologia di cottura, garantendo così la possibilità di dare vita a patatine fritte di tipo Ogm del tutto identiche a quelle tradizionali nell'aspetto, nella consistenza e nel sapore, ma meno nocive per la salute.

Sebbene l'universo legato alla genetica alimentare sia spesso (e in taluni casi, a ragione) oggetto di critiche da parte di tutti i sostenitori di un'agricoltura eco-sostenibile che vedono nelle variazioni della struttura intima di un prodotto una perversione della sua naturalità, l'idea di intervenire non con finalità meramente estetiche, come spesso accade, potrebbe rivelarsi vincente in caso l'inibizione prevista non comporti un abbassamento qualitativo delle patate in questione.

Benché il progetto Innata si trovi ancora ad uno stadio embrionale di sviluppo potrebbe per tanto rivelarsi presto come la chiave d'accesso in grado di riportare le patatine fritte ad una dimensione più salutare e di consentire l'eliminazione dell'acrilamide dalle nostre tavole, oltre che dai nostri dizionari, s'intende.

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