Virilità: esiste un nesso tra testosterone e cibi piccanti
Svariati millenni di civiltà e di reciproci scambi culturali hanno consentito al genere maschile di affinare una delle abilità più diffuse a qualunque latitudine: riuscire a trovare un uomo che non millanti la propria virilità (spesso molto presunta) condendo i propri racconti con improbabili storie e decine di amanti, è ormai diventata un'impresa più complessa di quella che prevede il fortuito incontro con un santo astemio in un pub inglese.
Se il mondo femminile si è trovato fino ad oggi costretto a fidarsi ciecamente delle storielle e delle avventurose narrazione sciorinate dai loro partner galanti, da oggi pare che esista un test in grado di stabilire in modo univoco il reale livello di virilità maschile, attraverso il ricorso ad un breve esperimento alimentare incentrato sul consumo di peperoncino piccante.

Secondo uno studio condotto presso l'Università di Grenoble, esiste un particolare rapporto che lega la presenza di alti livelli di testosterone con la predilezione per i cibi piccanti, quasi come se un istinto primordiale inconscio spingesse i maschi più virili in direzione di alimenti destinati a stimolare maggiormente i loro sensi e a mettere alla prova il loro palato.
Lo studio, ironicamente intitolato “A qualcuno piace piccante” ha coinvolto un campione di 114 maschi francesi, di età compresa tra i 18 e i 44 anni, invitati dai ricercatori ad assaporare un piatto ricco di tabasco a seguito di una misurazione compiuta sui loro livelli di testosterone.
Dalla ricerca è emerso che i soggetti che avevano fatto registrare un più elevato coefficiente di virilità attraverso l'analisi del testosterone, tendevano a gustare il piatto proposto senza alcun problema, secondo uno schema di tipo esponenziale che prevedeva un innalzamento del piacere culinario direttamente proporzionale ai livelli ormonali rilevati.
Secondo gli autori dello studio, la particolare correlazione che si andava istituendo tra testosterone e cibo piccante trova una sua possibile spiegazione nel fatto che alti livelli dell'ormone in questione si traducano spesso in un'iperattività diffusa, destinata a non arrestarsi sotto le lenzuola, ma a riverberarsi sul versante del gusto, conducendo i soggetti più virili in direzione di preferenze alimentari che stimolino il loro desiderio di provare continuamente sensazioni forti.
Esisterebbe inoltre la possibilità che un forte consumo di alimenti piccanti influisca a sua volta sulla produzione di testosterone, generando così un doppio rapporto che porta gli uomini a prediligere quei cibi in grado di garantire la permanenza di alti livelli ormonali nel loro organismo, quasi come una sorta di “dipendenza” da quelle partcolari sostanze che mantengono l'organismo attivo.
Lo studio pubblicato su Physiology and Behaviour pare dunque porsi come un ineludibile riscontro gastronomico per tutte quelle millanterie che da millenni riempiono l'universo maschile di amanti ed avventure: prima di cedere di fronte a racconti al limite dell'inverosimile, consigliamo per tanto un rapido test del peperoncino, di fronte al quale una fuga a gambe levate smentirà molto rapidamente chiacchiere e pretese amatorie.



