Le allergie alimentari tra finti test e disinformazione mediatica
Grazie ad un'attenzione crescente al versante dell'alimentazione, si è recentemente creato un pericoloso corto-circuito mediatico che porta la maggior parte di noi ad incolpare il cibo per la genesi di patologie o quadri sintomatologici che, in realtà, hanno poco o nulla che vedere con quanto ingerito e che devono il loro sviluppo alla produzione o alla carenza di determinati neurotrasmettitori.
Di pari passo con l'incremento esponenziale di test e presunti esami atti a scoprire l'esistenza di ancor più presunte allergie o intolleranza alimentari, una recente indagine (in caso qualcuno volesse approfondire suggeriamo l'allegato all'ultimo numero di Altroconsumo) ha mostrato come il numero degli Italiani davvero allergici a qualche principio nutritivo non superi la soglia del 2-4%, a fronte di un numero di persone che si ritengono allergiche pari al 20-25% del totale.

Recentemente sollevata dall'intervento ministeriale, la questione di finti test privi di qualunque validità scientifica investe tanto i kit dedicati all'auto-diagnosi quanto fittizi esami condotti all'interno delle farmacie tramite i quali, ad esempio, si pretende di valutare una forma allergica in base alla reazione dei globuli bianchi di fronte all'introduzione nel corpo di un determinato alimento, pur sapendo che il test in questione non risulta validato da nessuno prova scientifica e non è di fatto ripetibile.
Nel dettaglio, i test delle allergie recentemente bollati come inefficaci dalle autorità di competenza sarebbero 13 (anche se il sospetto è che il numero sia molto più esteso), tra i quali figurano i diffusissimi dria test, vega test, biorisonanza, iridologia, analisi del capello, kinesiologia applicata, riflesso cardio-auricolare, mentre è invece possibile ottenere risultati attendibili dall'esame del respiro, dal rast test e dai test cutanei effettuati presso le strutture sanitarie di riferimento.
La problematica alla base della corsa alle allergie che sta investendo la Penisola risiede nel fatto che un enorme quantitativo di disturbi provocati da una condizione di stress produce sintomi tipi dell'indigestione o della costipazione intestinale, dato il ruolo giocato dalla serotonina nella regolazione della muscolatura liscia, portando così le vittime di eccessivi carichi psicologici ad imputare alla propria alimentazione un malessere che rischia di cronicizzarsi.
Premesso che rivedere la propria dieta risulta essere comunque funzionale alla salvaguardia dell'organismo e che introdurre antiossidanti, frutta e verdura in un regime povero di vitamine non può che migliorare le condizioni di salute complessive, invitiamo dunque a non confondere i problemi derivanti da diete sbilanciate, da stress o da irritazioni dell'apparato digerente con una caccia alle streghe in cui si tende ad eliminare un presunto responsabile e a generare così un corto-ciruciutio molto pericoloso in cui si rischia di ammalarsi (questa volta davvero) in virtù di carenze nutrizionali.




