Riforma della Sanità: niente super-ticket e sanzioni ai medici
Una volta appurato che tentare di riformare la sanità è un'impresa ardua almeno quanto riformare il sistema scolastico, tutti i decreti legge che mirano a contingentare, tagliare o rivedere le normative sanitarie ia vigore diventano oggetto di una contrattazione tra medici e Governo che si esprime generalmente in una riforma mutilata o quantomeno comprensiva di un enorme numero di articoli stralciati.
Come da copione, tante furono le proteste dei medici di fronte alla possibile introduzione di sanzioni per tutti coloro che esagerano con le prescrizioni diagnostiche che il Governo decise di fare retromarcia all'ultimo minuto, andando rivedere il decreto, percepito dalla classe medica alla stregua di un bavaglio alla loro libertà d'azione.

Oltre alle temutissime sanzioni, la Lorenzin ha inoltre deciso di non introdurre quel temutissimo super-ticket, da apporsi su esami e prestazioni mediche considerate come superflue, che aveva tenuto in allarme un cospicuo numero di aspiranti pazienti, perennemente sospesi tra la volontà di fare chiarezza sul male oscuro che gli affligge e la necessità di contingentare le risorse economiche di tipo domestico.
A meno di ulteriori cambi di direzione, ormai davvero improbabili, il costo al pubblico delle principali prestazioni sanitarie resterà inalterato e continuerà dipendere dal sistema di autofinanziamento previsto dalle norme vigenti che regolano l'accesso a diagnosi e cura su base regionale.
Mentre la Federazione dei medici di famiglia esulta per la battaglia vinta, il decreto legge si appresta dunque ad entrare in vigore a seguito di quella classica contrattazione all'italiana che prevede il perenne braccio di ferro tra le parti in causa e la genesi di riforme che, nel bene o nel male, appaiono sempre mutilate rispetto alle intenzioni iniziali dei legislatori.



