Tribunale di Roma dà il via libera alla stepchild adoption
Se il compito della politica è quello di decidere in astratto sulle sorti dei cittadini, i tribunali si trovano, per converso, a trattare casi specifici e decisamente poco astratti, con il risultato di un possibile conflitto tra le due sfere e di giudici che smentiscono solennemente quanto approvato dal Parlamento dopo meticolosi dibattiti.
Mentre un accordo trasversale alla Maggioranza sanciva infatti lo stralcio dell'articolo del ddl Cirinnà relativo alla possibilità di adottare il figlio biologico del proprio compagno (o compagna), un Tribunale di Roma, chiamato a decidere sulle sorti di un neonato, autorizzava di fatto la pratica, sdoganando la stepchild adoption mediante la creazione di un precedente giudiziario al quale appellarsi in casi analoghi.

Il giudice del Tribunale per i minorenni di Roma, Melita Cavallo, ha infatti accolto le istanze di una coppia omoaffettiva che chiedeva la paternità congiunta di un bambino avuto a seguito di fecondazione assistita, avvenuta mediante maternità surrogata in Canada, conferendo così lo status di padre adottivo ad entrambi i membri della coppia e scavalcando quanto decretato in sede di dibattito parlamentare.
Dopo aver sancito il diritto di una coppia di donne a sposarsi, non molto tempo fa, la Giustizia italiana intervenire dunque nuovamente sulla questione relativa ad unioni civili e adozioni, mostrando come da un caso singolo possano nascere leggi laddove la Politica fatica a conciliare l'astratto con il contingente.




