A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, una nota ditta produttrice di liquore a base di carciofo ha conquistato una larga fetta del mercato interno grazie ad un semplice, ma efficace, slogan pubblicitario che recita testualmente: “Contro il logorio della vita moderna”.
Certo che, se per far fronte a tutti quegli inconvenienti che quotidianamente vanno a logorare la nostra salute psico-fisica e alla frenesia di un mondo che va sempre (troppo) veloce, fosse sufficiente un bicchierino prima dei pasti, probabilmente saremmo tutti un po' meno irritabili e la nostra ricerca di un elisir di lunga vita potrebbe dirsi serenamente conclusa dopo millenni di pellegrinaggio.

Dal momento che (senza nulla togliere all'ottimo prodotto in questione), per far fronte al logorio della vita moderna occorre ben altro, a cominciare da due eufemistiche spalle molto larghe, apprendiamo con piacere che il carciofo, salvatore pubblicitario della nostra salute, è in realtà un ottimo alleato per far fronte ad un altro tipo di logorio, più subdolo e spesso letale.
Secondo uno studio condotto dall'Istituto Regina Elena di Roma, in collaborazione con la canadese Mcmaster University, il succo estratto a partire dalle foglie dell'inconfondibile ortaggio potrebbe rivelarsi utile per combattere il mesotelioma, tumore che trova la propria origine nell'esposizione prolungata all'amianto e che colpisce ogni anno 2000 nuovi soggetti in Italia, con un tasso di crescita in costante ascesa.
Secondo i ricercatori Italiani, l'estratto di carciofo potrebbe prevenire l'insorgenza del meliotelioma in tutti quei soggetti che si trovano ad alto rischio potenziale, a causa della loro pregressa storia lavorativa o delle loro esperienze a costante contatto con l'amianto, andando a configurarsi come un antidoto naturale di facile reperibilità e dai costi decisamente contenuti, in grado di limitare un fenomeno che, per via dell'enorme quantità di amianto tutt'oggi presente nel nostro territorio, potrebbe presto assumere i contorni di una tragica epidemia.
Per verificare le loro intuizioni, basate sulle virtù naturali della pianta da lungo corso accertate, i ricercatori avranno a disposizione un anno di tempo, durante il quale il Ministero della Salute ha autorizzato una sperimentazione su 30 pazienti che presentano già residui di placche polmonari da absesto (amianto) e che, per tanto, si trovano in quella pericolosa soglia di probabilità nella quale il tumore riscontra un alta frequenza di manifestazione.
La sperimentazione rientra nella categoria di quelle terapie preventive, denominate “chemioprevenzione”, che tentano di approcciare i tumori nelle loro fasi embrionali, cercando di impedire il loro sviluppo organico prima che la malattia si manifesti in una forma “conclamata” e che il ricorso a terapie convenzionali, ben note per la loro invasività e la loro pericolosità, si renda indispensabile per arrestare la crescita della massa maligna e il suo proliferare all'interno dell'organismo.
In un mondo che pare sempre più orientato verso la ricerca di cure alternative e di tipo naturale alle grandi piaghe sanitarie che coinvolgono la nostra società, la sperimentazione romana si pone sicuramente come un ottimo esempio di ricerca a “costo zero”, in grado di sfruttare un'intuizione basata sulle evidenze empiriche delle proprietà contenute nel carciofo, nel tentativo di estendere la sua efficacia contro un obiettivo ben preciso e di restringerne il campo d'azione ad un ambito sanitario limitato e ben definito.
In attesa che la ricerca italiana produca i suoi primi dati e suoi sviluppi futuri, non ci resta che confidare negli esiti positivi di un esperimento che potrebbe salvare milioni di vite umane in tutto il mondo; obiettivo persino più ambizioso di quello rappresentato dalla lotta quotidiana al logorio della vita moderna.
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