Chiunque abbia frequentato una qualsiasi scuola superiore, si sarà sentito ripetere fino alla nausea l'aneddoto relativo alla scoperta della penicillina, originata a partire da un casuale deposito di muffe nel laboratorio del dottor Flemming e dalla successiva geniale intuizione dello scienziato scozzese di derivare un antibiotico da quelle stesse muffe, formatesi più per distrazione che per volontà cosciente.
Anche se meno adatte a riempire le ore di lezione e ad appassionare gli adolescenti, numerose altre scoperte che hanno cambiato il volto della medicina moderna sono nate sulla scia di tentativi falliti e intuizioni impreviste; ultima delle quali, in ordine di tempo, è la notizia che riguarda la possibilità di impiegare le statine per combattere le complicanze microvascolari dovute al diabete.

Un'equipe di ricercatori facente capo al Copenaghen University Hospital ha infatti osservato che le stamine, farmaci concepiti per abbassare il livello di colesterolo Ldl nel sangue, produceva un inaspettato aumento dei livelli di glucosio e che, dunque, un loro utilizzo avrebbe potuto alleviare la sintomatologia clinica legata a quella particolare patologia che trova proprio nei bassi livelli di glucosio il suo terreno congeniale.
I bassi livelli di glucosio nel sangue, originati al diabete sono infatti una delle cause scatenati di tutte quelle complicanze a livello mircovascolare che vanno ad intaccare la corretta funzionalità delle estremità del corpo, del tessuto retinico e delle facoltà cerebrali, conducendo i pazienti fino alla soglia della cecità o alla necessità di intervenire chirurgicamente su arti ridotti in cancrena dalla mancanza di afflusso sanguigno.
I ricercatori danesi hanno analizzato le complicanze mircovascolari di 15.679 soggetti affetti da diabete che avevano fatto uso di statine prima dell'avvenuta diagnosi e le hanno successivamente confrontate con i dati relativi alla circolazione sanguigna di altri 47.037 pazienti che non avevano invece mai assunto farmaci anti-colesterolo.
Dallo studio è emerso che la possibilità di sviluppare serie complicanze di tipo microvascolare era sensibilmente inferiore in caso di pregresso ricorso alle statine, con il risultato di un abbassamento del rischio legato alla sindrome neuro-diabetica pari al 34% e con un'incidenza di problematiche retiniche e di cancrena pari al 40% e al 12%.
I soggetti che erano stati portati da problematiche relative ai loro eccessi di colesterolo a ricorrere alle stamine, dunque, sebbene non fossero messi dai farmaci al riparo dalla possibilità di sviluppare il diabete, presentavano una minor incidenza di tutti quei devastanti effetti della malattia che vanno a sommarsi alla sua azione diretta e che trasformano nel tempo la vita del paziente in un autentico calvario sanitario, segnato dalla graduale perdita delle facoltà neurologiche, visive e motorie.
Lo studio, pubblicato su The lancet Diabetes and Endocrinology, offre dunque un impiego alternativo ad un'intera categoria farmaceutica ideata per far fronte a problematiche di natura differente (seppur affini) a quelle connesse con il diabete e offre a tutti i soggetti a rischio un valido supporto a livello preventivo utile al miglioramento delle condizioni e dell'aspettativa di vita.
Con l'auspicio che ulteriori studi vadano ad ampliare il raggio d'azione delle statine; alla luce della ricerca danese è lecito immaginare un futuro prossimo in cui il diabete possa risultare meno devastante e in cui ai vari professori verrà offerto un altro aneddoto da raccontare ai loro studenti, con buona pace di Flemming e delle sue antichissime muffe.










