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Emerge il Futuro

Emerge il Futuro

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L'obesità interesserà un adulto su 5 entro il 2025

Una volta assodato (e di sodo è rimasto solo quello) che l'obesità pare destinata a divenire la piaga principale del millennio nella parte nord dell'emisfero terrestre, le stime relative al fenomeno si rincorrono da anni fornendo quadri sempre più allarmanti e curve di incidenza in perenne ascesa, senza tuttavia tracciare un ritratto esaustivo del fenomeno.

Ultimo in ordine di tempo, l'allarme lanciato dalla rivista scientifica Lancet parla di un numero di persone obese che ha ormai raggiunto la soglia delle 641 mila unità, pari ad un soggetto adulto su 8, senza contare tutti coloro che si trovano in condizione di sovrappeso e si apprestano a grandi falcate a varcare la soglia dell'obesità di tipo patologico.

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Dato che il numero stimato appare raddoppiato rispetto alla misura fatta registrare nel 1975 e per di più con un anetta accelerazione relativa alla progressione che ha portato gli esperti di settore a paventare l'avvento di scenari ancor più funesti per il 2025, quando il numero di obesi in Occidente dovrebbe raggiungere il 20% del totale, superando così il miliardo di unità.

La previsione prevede prevede inoltre una maggior incidenza sulla popolazione di sesso femminile rispetto a quella maschile e una maggior impennata di nuovi casi tra il Genti Sesso, nonostante la maggior attenzione alla forma fisica e alla linea che da sempre contraddistingue l'universo femminile in età adulta.

Pare quindi che, a meno di una riconversione delle politiche alimentari in atto, l'umanità si appresti a diventare sempre più tonda e sempre più ammalata anche se, tutto questo lo avevamo già dato per assodato anche senza il ricorso a previsioni statistiche puntualmente smentite per difetto.

 

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Cameron Diaz si strucca per promuovere il suo libro

A tutti coloro che hanno superato la soglia dei 40 anni potrà apparire piuttosto bizzarro il fatto di vivere in un mondo che considera la gioventù come un valore e la maturità come qualcosa da evitare, ritardare, nascondere e coprire ad ogni costo, pena l'esclusione sociale più estrema.

Fortunatamente, ogni tanto qualcuno decide di spezzare le illusorie catene dell'eterna giovinezza e di mostrarsi con tutte le sue rughe e i suoi segni del tempo, come ha fatto la nota attrice Cameron Dizaz, ben lieta di presentarsi davanti ai suoi fan senza quintali di trucco ed ombretto rivolti a mascherare zampe di gallina o anelli di Venere.

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Per pomuovere il suo nuovo libro, Longevity Book, la Diaz ha infatti mostrato un'eloquente immagine sul suo profilo Instargram in cui appare in versione "nature", al cospetto di una versione cartonata di sé stessa (rappresentata sulla copertina del libro) leggermente più truccata e magari pure un po' photoshoppata, data la lieve discrasia tra i due volti rappresentati.

L'invito che ha voluto lanciare Cameron Diaz è appunto quello di concentrarsi sulla possibilità di invecchiare con garbo, senza voler a tutti i costi rincorrere le chimere dei tempi andati, dato che sono sufficienti un po' di autostima e un po' allenamento per fare sì che il proprio corpo si preservi dagli eccessi del tempo che passa e da quelli messi in atto dai presunti rimedi adottati nel tentativo di tenergli testa.

Dedicato a chiunque tema le lancette dell'orologio biologico come la peggior maledizione possibile, il Libro della Longevità tenta di invertire un po' quella rotta sociale, ormai intrapresa da lungo tempo, che conduce in direzione di un distopico scenario in cui invecchiare non è più il normale proseguo dell'esistenza, ma una storta di disvalore.

 

Love and Mercy: in uscita il biopic su Brian Wilson

Identificato da un immaginario collettivo privo di fantasia con le sue iniziali vicende legate all'epopea dei Beach Boys e della loro volontà di convertire il mondo alle gioie del surf sulle spiagge della California, Brian Wilson è stato in realtà uno degli artisti più complessi e tormentati della rivoluzione rock a Stelle e Strisce e la sue inquietudini personali destinate a segnarne l'ascesa e la caduta all'interno dello star system.

Uscito nelle sale cinematografiche ieri, giovedì 31 marzo, Love and Mercy rappresenta uno sguardo intimo sulla vita del compositore che affida a due differenti volti (Paul Dano e John Cusak), il difficile compito di trasferire sul grande schermo le fasi più significative della carriera del cantante e fondatore dei Beach Boys.

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Passando dai primordi musicali e giungendo al culmine con il duro periodo legato alla tossicodipendenza di Wilson, la pellicola diretta da Bill Pohlad ripercorre le tappe più salienti del lungo percorso e l'epopea di Pet Sound, senza mai risultare troppo prolisso o didascalico, ma tentando di umanizzare all'eccesso uno degli artisti più amati e controversi della storia americana e mondiale.

Pur con qualche aggiustamento finalizzato a rendere la vicenda più coerente alla narrazione del film come giustamente osservato dalla rivista Slate, il film cerca di offrire uno sguardo il più oggettivo possibile sulla vita di Wilson senza alzare i toni positivi nelle fasi legate all'ascesa dei Beach Boys e senza marcare troppo l'accento sui toni chiaroscurali definiti dalla nuova impresa solista del cantautore.

Consgiliato a tutti coloro che amano la musica e i biopic musicali, Love and Mercy risulta funzionale alla riscoperta di uno di quei miti americani ormai tanto insabbiati dal tempo e dalle rughe da venire associati, nell'immaginario collettivo, ai fasti del surf e dei primordi di un'industria che tentativa di sfidare i Beatles cavalcando le onde dell'oceano californiano.

 

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