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Atari, in esposizione il leggendario videogioco “E.T.”

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Atari, in esposizione il leggendario videogioco “E.T.”

Benché i più saggi sostengano, a ragion veduta, che bisognerebbe vergognarsi solo nell'arrecare danno agli altri, la vergogna risulta essere tuttavia un sentimento piuttosto incontrollabile, che si manifesta in maniera amplificata quando siamo esposti al pubblico ludibrio e che aumenta di pari passo alla nostra reputazione sociale, fino a farci desiderare (nei casi più gravi) di poter scomparire dalla faccia della terra per qualche tempo,

Nel lontano 1983, la vergogna provata dalla Atari di fronte al clamoroso insuccesso del videogioco ispirato al film “E.T.” dev'essere stata tanto grande da spingere i responsabili della casa statunitense verso l'inusuale decisione di seppellire le cartucce invendute nel bel mezzo del deserto del New Mexico, dando così vita ad una delle leggende tecnologiche più amate dal mondo dei nerd.

atariet

Le ragioni di quello che fu il più grande flop della storia di Atari (quantomeno fino all'avvento della console tascabile “Linx”) sono ancora oggi piuttosto oscure e adombrate da una patina di mistero che conferisce un valore spropositato alle cartucce superstiti: nel 1983 Atari era infatti leader indiscussa del settore legato ai videogiochi domestici e persino i più accorti analisti di mercato faticano a capire come mai il binomio tra la casa produttrice delle primordiali consolles e il riuscitissimo film di Spielberg si tradusse in un fiasco commerciale su scala planetaria.

Per tutti coloro che desiderassero vedere dal vivo i resti archeologici di questa piccola Atlantide ludica, il museo del Videogioco di Roma mette in esposizione, a partire da oggi, niente meno che le celeberrime cartucce seppellite nel deserto di Almogordo e ritrovate grazie ad un progetto co-finanziato da Microsoft che ha consentito il ritorno alla luce del videogioco.

Non solo; grazie ad un'ulteriore riesumazione delle postazioni di gioco datate 1983, a tutti gli appassionati verrà offerta la possibilità di cimentarsi con il gioco vero e proprio, al fine di stabilire se il prodotto in questione meritasse la sua impietosa fine o fosse invece un discreto prodotto sommerso dall'incomprensione, oltre che da quintali di sabbia.

L'occasione è ottima per tutti i ragazzini, che non hanno spesso una reale idea di quanto l'immaginazione giocasse un ruolo di rilievo nella costituzione della preistoria digitale e di tutti quei genitori che, rimembrando i gloriosi tempi dell'Atari, verranno colti da un irrefrenabile attacco di nostalgia, sentimento notoriamente imprevedibile almeno quanto la vergogna.

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