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Radar, l'app che svela i potenziali suicidi su Twitter

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Radar, l'app che svela i potenziali suicidi su Twitter

In caso questa mattina vi fosse capitato di prendere l'autobus e di accorgervi di aver dimenticato a casa il portafogli, comprensivo dell'abbonamento alla linea di trasporto pubblico, proprio mentre il controllore rientrava in servizio dopo una lunga vacanza durata quasi un decennio, è nostro dovere sconsigliarvi di esporre le vostre lamentele a mezzo Twitter, onde evitare di finire in una particolare lista di aspiranti suicidi che potrebbe rendere la vostra giornata ancor più nera di quanto possiate immaginare.

A partire da oggi, infatti è stata lanciata una particolare applicazione, denominata Radar, che consente di riconoscere tutti i tweet ritenuti troppo malinconici per il tenore del social network e di avvertire repentinamente tutti i followers del depresso utente riguardo al pericolo (reale o presunto) rappresentato dalle tristi condizioni emotive dell'account in questione.

radarsuicidi

Ideato da un ente benefico britannico, il software anti-suicidi si propone di arginare il fenomeno legato alla depressione giovanile (soprattutto nella fascia d'età compresa tra i 18 e i 35 anni) mettendo in atto una mobilitazione sociale su larga scala in grado di spingere amici, seguaci e conoscenti dei soggetti potenzialmente a rischio a prendersi cura della loro frequentazione mediatica, cercando magari di rincuorarlo e di stargli vicino per offrirgli il necessario supporto utile a superare il periodo difficile.

In sostanza, una volta scaricata l'App dal sito della Onlus, sarà possibile monitorare non solo la frequenza con cui i vostri amici si connettono a Twitter (come se non fosse già abbastanza), ma anche il loro livello umorale estrapolato dal contenuto dei loro messaggi,  fino a giungere ad una situazione limite in cui l'applicazione vi avverte del potenziale rischio di suicidio e vi esorta pure ad intervenire prima che la situazione possa precipitare.

Pur lodando le intenzioni dell'ente caritatevole inglese, l'idea non ci sembra decisamente un granché: se la depressione risulta infatti una delle patologie più difficili da diagnosticare in modo attendibile attraverso consulti medici e visite specialistiche; la possibilità di riconoscere il fenomeno in 140 caratteri appare piuttosto risibile, soprattutto in un ambiente mediatico dove l'interpretazione di un ruolo prestabilito possiede un peso enorme e dove la capacità di costruirsi una platea virtuale si basa molto spesso su un'accurata simulazione della propria indole reale.

Da oggi è dunque consigliabile riservare le lamentele umane ad un'audience in carne ossa e confinare il proprio malumore al chiuso dell'ambiente lavorativo o domestico: la fatica che faranno i nostri amici e colleghi nel sopportare tute le nostre disavventure è davvero poca cosa se paragonata al dover fornire delucidazioni in merito ad un umore reso nero da autobus, portafogli e controllori mandati da un destino crudele per punire la nostra disattenzione.

 

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