Biodiversità: a rischio il 20% delle specie animali italiane
Se qualcuno dovesse chiedervi, spinto da intenti palesemente ludici, di enumerare tutte le specie animali e vegetali presenti sul territorio italiano e vi trovaste nella fortunata condizione di rispondere correttamente al quesito proposto, probabilmente vi occorrerebbero un paio di settimane, senza pause pranzo né soste in bagno, per rendere conto dell'infinita biodiversità che anima il nostro Paese.
L'Italia può infatti vantare un numero di specie animali sul proprio territorio stimato intorno alle 58 mila unità, pari al 30% di tute quelle classificate nell'intera Unione Europea e circa 8 mila differenti specie vegetali, consistenti in una metà abbondante di quelle presenti in Europa; misure che da sole rendono alla perfezione l'idea di quanto il nostro territorio risulti caratteristico e ambito non sulla base di un semplice capriccio del destino o di una moda culturale.

In occasione della Giornata mondiale della biodiversità, indetta dall'Onu nel lontano 1992 con l'intento di elaborare una sorta di censimento annuale delle specie viventi sul pianeta, il focus aperto sullo stato di salute del nostro habitat getta tuttavia una prospettiva allarmante sulle possibilità di sopravvivenza di tutte quelle variopinte specie che rendono un po' più allegro e un po' più vario un mondo soffocato tra cemento e gas di scarico.
Secondo gli esperti dell'Onu, la crescita incontrollata di anidride carbonica nell'atmosfera e il conseguente fenomeno definito come riscaldamento globale stanno mettendo a dura prova l'esistenza di tute quelle specie, animali e vegetali, incapaci di adattarsi a cambiamenti climatici avvenuti in un lasso di tempo troppo breve per consentire alla natura di mettere in atto contromosse di tipo evolutivo.
Ulteriori stime elaborate da Legambiente e Coldiretti parlano infatti di un 30% di specie animali sul nostro territorio che si trovano ormai a rischio estinzione e di una consistente porzione del regno vegetale italiano minacciata dall'effetto-serra e potenzialmente pronta a proseguire quel trend iniziato con la rivoluzione industriale che ha visto le varietà di frutta italiane ridursi dalle 8 mila unità censite nel corso del diciannovesimo secolo fino alle 2 mila scarse attuali, delle quali quasi 1500 sarebbero prossime all'estinzione.
Oltre ad un versante meramente etico e ambientale, la distruzione dell'eco-sistema italiano per opera di logiche consumistiche ormai insostenibili sarebbe destinata a tradursi in un'ulteriore spirale, all'interno della quale la necessità di importare frutta e verdura divenute irreperibili metterebbe in moto nuove logiche produttive e maggiori spostamenti, anch'essi destinati a tradursi in aumenti della Co2 nell'aria e così via.
Il tema della biodiversità mondiale e italiana verrà dibattuto in questi giorni ai margini di Expo 2015, nel tentativo di cercare di arrestare, se non addirittura invertire, un processo che si traduce ogni anno in una spesa a livello mondiale compresa tra i 2 e i 5 miliardi di euro e che potrebbe entro breve portare alla scomparsa di quelle splendide specie nostrane per enumerare le quali non basterebbero due settimane intere, senza pause pranzo o soste in bagno.





