Twitter, obbligatorio citare la fonte quando si copia
L'avvento di una società ipertecnologica e perennemente connessa ha rapidamente messo in crisi l'esistenza stessa del concetto di “proprietà intellettuale”, dal momento che la quotidiana overdose di parole, sillabe e fonemi non richiede l'apposizione normativa di un trademark e che risulta spesso difiicile stabilire chi abbia copiato cosa e quale utente del Web sia l'artefice della geniale intuizione in seguito ripresa e amplificata da svariati megafoni digitali.
Totalmente consapevole di non poter intervenire sul versante legale della questione, dato che sui social networks il conetto di proprietà è ancora più labile di quanto non lo sia su un blog o su una rivista online, Twitter ha comunque deciso di intervenire per “moralizzare” il settore del microblogging, andando a rimuovere tweets palesemente copiati senza che la fonte sia stata citata.

Accogliendo le richieste di una scrittrice di Los Angeles, tale Olga Lexell, stufa di vedere le sue freddure riproposte da altri utenti senza nemmeno un cambio di virgole o accenti, Twitter ha dunque deciso di autoregolamentarsi, escludendo dalla competizione in 140 caratteri (perché di questo, fondamentalmente si tratta) tutti coloro che attingono quotidianamente a piene mani dall'intelletto altrui per cercare il proprio quarto d'ora di popolarità.
A partire da oggi non sarà più possibile appropriarsi di contenuti testuali prodotti da altri utenti e spacciarli per nostri, pena la rimozione del tweet incriminato e la derisione planetaria che, all'interno del codice morale che vige sulla piattaforma, equivale ad un marchio di infamia difficile da rimuovere.
Prima della svolta operata da Twitter, l'impossibilità di copiare contenuti riguardava la semplice sfera di materiale realmente protetto da copyright, soprattutto di natura audio-video, mentre i pensieri espressi dai singoli utenti in forma di post venivano lasciati alla discrezionalità dei lettori e dei followers, senza censure di sorta in caso di plagio manifesto.
Pare dunque che le infinite diatribe su Twitter riguardo alla paternità di un'idea particolarmente brillante siano rapidamente destinate a concludersi e che la quotidiana overdose di parole, sillabe e fonemi sia destinata a portare il nome di colui che per primo decise di "tagliare" i vocaboli in un modo tanto particolare da produrre assuefazione.





