Realizzato in Italia un super computer che ne vale 13 mila
A differenza di quanto accade per tutte le altre scienze e gli ambiti di ricerca umani, il progresso che regola il mondo della tecnologia informatica procede secondo valori esponenziali che portano quotidianamente lo sviluppo ad alzare l'asticella relativa alle possibilità dei calcolatori e a fare apparire obsoleto quanto prodotto il giorno precedente.
Se avete dunque acquistato di recente un computer domestico, magari per massimizzare l'esperienza legata al lancio di Windows 10 e vi pare di trovarvi in possesso di un dispositivo estremamente potente e puntuale, nei pressi di Bari hanno messo a punto un super computer dalla potenza pari a quella di 13mila comuni pc, il vostro incluso.

Grazie ad una memoria ram pari a 6 mila terabyte, il super computer realizzato dall'Istituto Nazionale di Fisica e dall'Università degli studi di Bari “Aldo Moro” è infatti in grado di scambiare dati con una velocità pari a 10Gbit al secondo, facendo così impallidire computer e dispositivi mobili adibiti ad uso domestico.
Frutto di una ricerca durata oltre quattro anni, ReCaS (Rete di calcolo per Super b e altre applicazioni) è stato progettato per facilitare il progresso della ricerca in svariati ambiti scientifici e per effettuare calcoli e previsioni di tipo ambientale, utili alla salvaguardia del territorio pugliese e all'ottimizzazione delle risorse esistenti.
A fronte di una spesa complessiva pari a 13,7 milioni di euro, in gran parte ammortizzata dalla presenza di fondi Europei destinati alla ricerca e allo sviluppo del Mezzogiorno italiano, ReCaS si pone infatti come uno strumento adibito alla pubblica utilità, in grado di consentire il recupero di quelle risorse territoriali che da sole potrebbero tranquillamente valere l'esborso effettuato.
In questo preciso momento, il super computer si trova ad esempio ad essere utilizzato dai responsabili dell'ARPA (Agenzia regionale per la protezione ambientale), intenti a vagliare le giornate destinate ad avere maggiore impatto ambientale sulle zone regionali considerate più a rischio di fronte ai pericoli derivanti dal caldo.
Salutando con benevolenza l'avvento di un'ennesima ricerca italiana finalizzata a migliorare la qualità della vita dei cittadini ubicati all'interno della Penisola, attendiamo dunque i primi verdetti emessi da ReCaS e la produzione di calcoli tanto raffinati da fare apparire tutto quanto realizzato fino a ieri alla stregua di un passato collocato in una dimensione indefinita, esponenzialmente lontana dal presente.




