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Apple è il primo marchio al mondo, Google al secondo posto

Apple è il primo marchio al mondo, Google al secondo posto

Sebbene un marchio di per sé non possieda alcun valore ontologico o qualità intrinseca atta a produrre gioia, felicità, beni o servizi, qualora si decidesse, come avvenuto per le sigarette in Australia, di vendere prodotti esclusivamente no-logo si darebbe inizio ad una percezione caotica del mercato, data l'immediata associazione mentale tra un brand e la qualità dei prodotti muniti del suddetto logo.

Ben consapevoli del potere che risiede nelle associazioni mentali, gli addetti ai lavori di Wall Street provvedono annualmente ad operare un censimento su larga scala dei brands più influenti al mondo e ad abbinare ad ogni marchio di successo un corrispettivo valore in termini economici, ipotetico, ma pur sempre reale.

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Esattamente come accaduto nel corso del 2014, Apple si è confermata come marchio dotato di maggior valore al mondo, sfruttando l'esordio più che favorevole di iPhone 6s e 6s Plus per guadagnare terreno sui diretti inseguitori e per vedere il valore delle proprie quote aziendali salire di un 43% che ha fatto gridare al miracolo i lavoratori di Cupertino e gli analisti finanziari disseminati per il mondo.

Nella particolare classifica aziendale che ha visto, nuovamente, Google piazzarsi alle spalle di Apple e confermare il momento di grazia della grande industria hi-tech a scapito dei marchi un tempo leader come Coca-Cola e Pepsi, ha fatto tuttavia scalpore l'enorme balzo in avanti compiuto dalla Facebook Inc., salita al 23esimo posto complessivo con un aumento di valore complessivo pari al 54% annuo.

Tradotto in banconote verdi e fruscianti, il valore complessivo di Apple è stato stimato nella cifra stratosferica di 170 miliardi di dollari, mentre Google si è attestata a quota 120 miliardi e Facebook possiede un valore complessivo in azioni pari a “soli” 22 miliardi di dollari, misura pari al Pil di un piccolo stato africano o di una delle nazioni che compongono l'universo balcanico dopo il crollo della Jugoslavia.

La bontà delle intenzioni di un Tim Cook recentemente parodiato da Crozza hanno dunque consentito ad Apple di mantenere il suo status privilegiato e di ammortizzare al meglio il mancato decollo di Apple Watch, trasformando di nuovo l'azienda di Cupertino nella regina indiscussa di un mondo in cui un'associazione di idee muove montagne (ovviamente di denaro) e mercati, molto più di quanto non lo facciano le buone intenzioni.

 

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