Progetto italiano salva le foreste del Madagascar e lemuri
Prima che la Dinsey si cimentasse con l'idea di narrare le peripezie di un nutrito gruppo di animali del Madagascar, l'isoletta africana occupava un posto così minuto nel cuore dell'opinione pubblica da consentire la messa in atto di un'opera di disboscamento e deforestazione talmente massiva da mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza di quei medesimi lemuri, indri e allegra compagnia.
Lontana dall'interesse globale in era pre-Disney, l'isola ha tuttavia ricoperto un ruolo di primo piano nel cuore di alcuni ricercatori facenti capo all'Università di Torino, intenti da oltre dieci anni a combattere la distruzione sistematica della foresta pluviale di Maromizaha, splendido ecosistema collocato nella parte centrale del Madagascar e comprensivo di oltre 1600 ettari di natura incontaminata.

La lunga battaglia condotta dai ricercatori nostrani ha infatti condotto alla cessazione della deforestazione, recentemente dichiarata illegale, e di quell'antica usanza locale legata al fenomeno definito come “taglia e brucia” attraverso il quale le popolazioni residenti abbattevano annualmente quantità sterminate di alberi per ricavarne carbone vegetale e terreni destinati all'agricoltura.
Dal momento che all'interno della foresta di Maromizaha risiedono circa 3 mila lemuri, ai quali del carbone importa gran poco, la diffusa usanza stava seriamente rischiando di condurre all'estinzione della specie e ad un danno ingente in termini naturalistici, dato il delicato ruolo che la foresta gioca nella sopravvivenza dell'ecosistema dell'intera nazione.
Per la gioia dei lemuri e degli altri simpatici animaletti che vivono nei boschi da molto prima che la civiltà industriale prendesse il sopravvento, l'intervento dell'Università di Torino e dell'associazione Natura Viva di Bussolengo ha imposto lo stop forzato alla deforestazione, offrendo magari lo spunto ai geniali disegnatori della Dinsey per un nuovo capitolo della saga dedicata ad animaletti ormai entrati nel cuore dell'opinione pubblica, grazie ad uno sdoganamento operato per via cinematografica.




