Netflix sbarca in Italia con molte proposte ed enormi ambizioni
Senza troppi giri di parole, chiunque gradisca godere di una programmazione televisiva che esuli dai soliti talk show o da repliche di programmi già vecchi al momento della nascita, si trova costretto ad ingenti esborsi per munirsi di abbonamenti alla pay tv satellitare o a quella in digitale terrestre, entrando così in un tunnel dal quale è spesso legalmente complicato uscire.
Una terza via alla noia o all'impegno di un rene potrebbe essere rappresentata da quell'offerta in streaming che ha fatto proseliti negli States e che è approdata ieri anche in Italia con il canale Netflix in prima fila a fare da apripista a possibili investitori interessati ad un mercato ancora vergine.

Attraverso l'esborso di una cifra tutto sommato contenuta e a fronte del possesso di una connessione domestica almeno dignitosa, Netflix consente infatti l'accesso a contenuti esclusivi in prima visione e ad altre serie tv di successo già concluse (Sons of Anarchy, ad esempio), ma mai programmate (o malamente programmate) dalle emittenti satellitari e digitali nostrane.
In una recentissima intervista, il capo assoluto di Netflix, Reed Hastings, ha dichiarato di voler portare la sua offerta in almeno un terzo delle case italiane entro 7 anni, misura attualmente fuori da ogni canone di verosimiglianza, ma potenzialmente abbordabile in un futuro prossimo in cui i nostri connazionali decideranno di abbandonare classici sistemi televisivi per votarsi in direzione delle meraviglie della Rete.
Se la televisione generalista pare infatti avere i giorni contati, la vera sfida di Netflix e dei suoi infiniti epigoni sarà quella di spingere un pubblico ancora estraneo al mondo di internet (un terzo degli italiani non ha mai navigato in Rete) a convertirsi in direzione di una nuova offerta rigorosamente personalizzabile e programmabile.
Dalla sua parte, Netflix può vantare l'esclusiva di numerosi contenuti, a differenza della altre piattaforme che tendono a suddividersi l'offerta e quella infinta noia che ha ormai sopraffatto i telespettatori, stufi di inutili talk show o di repliche talmente vecchie da far sembrare futuristica la prima puntata di Happy Days, sempre senza troppi giri di parole.





