Rdio acquisita da Pandora: addio allo streaming musicale?
Molto prima che Apple si lanciasse nel fatato mondo dello streaming musicale, una piccola emittente di nome Rdio si presentava al mondo come applicazione web, offrendo piani di fruizione on demand che comprendevano servizi gratuiti e abbonamenti di tipo premium dal costo irrisorio, pari a 4,99 euro al mese o 9,99 euro al mese.
A testimonianza di quanto le buone idee contino poco, se non si dispone dei mezzi economici e delle campagne di marketing adatte a promuoverle, Rdio è stata recentemente acquisita da Pandora, ben lieta di salvare l'applicazione dallo spettro imminente del fallimento e di poterne rilevare la tecnologia per poi riconvertirla in futuro vero altri utilizzi e altri lidi.

La preponderanza di Spotify e l'avvento di Apple Music avevano infatti soffocato lo spazio occupato da Rdio fino a provocare un'annosa crisi societaria e a spingere l'emittente sull'orlo del baratro, evitato solo grazie ai 75 milioni di euro sborsati da Pandora per mettere le mani sul piccolo gioiellino dello streaming musicale.
Mentre i responsabili di Pandora hanno annunciato che il servizio continuerà a funzionare regolarmente durante la fase di transizione, in vista del completo accorpamento, non è ancora chiaro quali siano i piani dell'azienda per l'immediato futuro e se Pandora intenda lasciare a Rdio la tradizionale libertà d'azione (magari sostenendone economicamente gli sforzi), oppure se la fusione comporterà lo smantellamento dell'applicazione e la sua piena riconversione verso altri servizi in streaming dalle modalità ancora sconosciute.
In attesa che il tribunale fallimentare che si occupa del caso dichiari la fine di Rdio e l'inizio della nuova era sotto le insegne di Pandora, dalla casa acquirente hanno infatti reso noto che il servizio proseguirà quantomeno fino all'esaurimento degli abbonamenti stipulati e che chiunque abbia aderito alle offerte dell'applicazione potrà continuare ad ascoltare tutta la musica promessa, magari versando al contempo una lacrimuccia per salutare l'addio di un'ottima applicazione e dell'ennesima buona idea schiacciata da un mondo sempre più monopolizzato dai grandi marchi.




