I robot potrebbero rimpiazzare 5 milioni di lavoratori
All'alba della prima rivoluzione industriale qualcuno s'accorse, come d'incanto, che la forza lavoro umana poteva tranquillamente venire rimpiazzata dalle macchine, in barba alle tragedie domestiche di tutti coloro che si trovavano via a via a venire sostituiti da altrettanti aggregai di viti e bulloni.
I cambiamenti che stanno investendo al nostra convulsa epoca storica, sempre più contraddistinta dall'automazione dei processi e produttivi, sono tali e di tal portata da far sorgere la definizione di Quarta rivoluzione Industriale, utile a rendere la dimensione del cambiamento e delle inevitabili ricadute sul mondo del lavoro, sempre più appannaggio di macchine e automi e sempre meno dipendente dall'ingegno e dalla manodopera umana.

Stando alle recentissime stime esposte nel corso del World Economic Forum (Wef), in corso di svolgimento a Davos, in Svizzera, pare infatti che gli ulteriori sviluppi legati al settore della robotica si tradurranno nella perdita di ulteriori 5 milioni di posti di lavoro entro il fatidico anno 2020.
Secondo il fondatore del Wef, Klaus Schwab, il fenomeno dovrebbe interessare le 15 nazioni più evolute in termini di ricerca di settore e coinvolgere prevalente quegli ambiti professionali dove l'intervento umano risulta più facilmente rimpiazzabile dall'adozione di softwares gestionali completamente automatizzati.
In particolare, dovrebbero trovarsi a rischio le posizioni lavorative connesse con gli impieghi di tipo amministrativo e con le tradizionali mansioni d'ufficio, ma la rapida evoluzione dei settori legati all'Internet delle Cose e alla robotica potrebbe spingersi ben oltre, grazie alla versatilità di impiego, ad esempio, dei moderni droni o di applicazioni in grado di gestire in autonomia calcoli e dati.
Il report “The Future of Jobs" ha preso in esame nel dettaglio aziende e categoire produttive maggiormente investite dal cambiamento, andando a condurre un'indagine mirata su 371 compagnie attualmente attive all'interno dei sopracitati 15 paesi più avanzati al mondo.
Se le funeste previsioni che sorgono in queste ore da Davos dovessero trovare un corrispettivo nella realtà dei fatti, ne conseguirebbe l'avvento di una nuova era, sempre più contraddistinta da efficienza e produttività, ma sempre più povera di manodopera umana, con buona pace di tutti i drammi domestici connessi con la perdita dell'impiego.





