Raffaele Sollecito a Sanremo: è caos sui social networks
Per quanto tutti noi confidiamo nel corso della giustizia e degli iter processuali, tendiamo incautamente ad associare il protagonista di un determinato evento di cronaca nera al delitto compiuto vita natural durante, senza accettare del tutto il fatto che un imputato prosciolto, come Raffaele Sollecito, abbia il diritto di voltare pagina e di progettare una nuova esistenza in grado di esulare dai tristi fatti di Perugia.
L'eterna distinzione tra colpevolisti e innocentisti fai-da-te si sta riproponendo in queste ore nel nostro Paese, a seguito dell'annuncio da parte degli organizzatori del festival di Sanremo di voler invitare il prosciolto Raffaele Sollecito in veste di testimonial della sua nuova start up che, manco a dirlo, si occuperà della commemorazione di defunti e cari estinti.

Il signor Sollecito ha infatti recentemente dato il via ad un particolare sistema di onoranze funebri online che consente di esprimere cordoglio e commiato di fronte alla scomparsa di una persona nota attraverso l'invio di messaggio dedicati, operata grazie alla creazione di un portale che contiene informazioni relativi a tutti i cimiteri di Italia con relative lapidi.
Senza voler entrare nel merito delle decisioni degli organizzatori del Festival, bramosi di invitare un personaggio balzato agli onori delle cronache per tutt'altri motivi, la notizia ha scatenato il consueto putiferio sui social networks, dove gli amanti della manifestazione nazional-popolare hanno espresso un solenne coro di rifiuti di fronte alla possibile presenza di Sollecito a Sanremo, condendo il tutto con battute persino più macabre della strana idea hi-tech venuta a Raffaele.
Anche tenendo conto del fatto che nessun altro fondatore di start up a tema funebre avrebbe mai potuto calcare il palco del teatro Ariston, in quanto completamente privo di interesse, è bene ricordare che l'indignazione generale appare immotivata di fronte alla piena assoluzione del soggetto e che è forse giunta l'ora di rompere quella pericolosa catena mentale che ci porta ad associare i protagonisti di eventi di cronaca a delitti che non hanno mai commesso, almeno stando a quell'incrollabile fiducia nella giustizia che ci contraddistingue da tempo.


